10 anni senza padre Alessandro

Sono passati già dieci anni oggi, da quel 25 marzo in cui padre Alessandro Del Grande scomparve dopo appena due settimane dalla diagnosi dell’ultimo male. Aveva 93 anni: ai suoi funerali parteciparono molti di quei ragazzi che per oltre cinquant’anni aveva tirato su per farli diventare uomini ancor prima che preti. Sì, perché padre Alessandro – dopo l’ordinazione sacerdotale ricevuta a Betlemme – nel 1938 rientrò in Italia dove fu sia uno degli artefici della «vice-provincia» betharramita nostrana, sia insegnante ed educatore per almeno 500 ragazzi ad Albiate e a Monte Porzio prima (come maestro dei novizi), infine ad Albavilla  dove rimase per quarant’anni come uno dei responsabili e direttore spirituale. Padre Alessandro Paniga ricorda: «Sono già passati dieci anni dalla morte di padre Alessandro del Grande. Un “grande” non solo per il suo cognome, ma soprattutto per la sua figura di maestro e di padre. Quanti ricordi si affollano alla mente pensando a lui. Io ho vissuto accanto a lui per diversi anni, almeno quindici, in diverse circostanze: come seminarista, come giovane sacerdote, come maestro degli studenti, come superiore della comunità. La sua voce, il suo sorriso, il suo sguardo, il suo passo, la sua figura sono scolpiti nella mente e nel cuore di tanti che, come me, hanno vissuto accanto a lui. Da lui tutti abbiamo ricevuto molto in attenzione, dedizione, affetto e generosità. Lui sempre sorridente, gentile e accogliente. Sempre rispettoso di tutti, si è dedicato ad ognuno indistintamente con quella bontà che lo contraddiceva, che ci faceva tanto bene al cuore e ci spronava ad imitarlo. È stato un grande che ci ha aiutato a diventare grandi. Ci ha fatto da medico, da educatore, da direttore spirituale». La notte del 24 marzo 2007, l’ultima notte della lunga esistenza di padre Alessandro Del Grande, padre Paniga l’ha trascorsa al suo capezzale: «Ormai grave fu portato qui da me, nella casa di riposo “San Carlo” dei Fatebenefratelli di Solbiate, di cui sono cappellano. Era molto agitato, voleva alzarsi, diceva parole senza senso, recitava preghiere in latino. Ma quello che mi ha colpito è stato questo: ogni tanto si tirava su, seduto, e faceva ampi gesti di benedizione. E poi si stendeva per un po’ tranquillo. Tra me e me pensavo: “Forse sta benedicendo tutti i suoi figli spirituali sparsi nel mondo”. Poi verso il mattino si è tranquillizzato e si è addormentato per l’eternità. Lui che aveva tanto amato la Madonna di Bétharram e che aveva vissuto il carisma dell’Incarnazione secondo l’insegnamento del nostro fondatore, è stato chiamato da Dio nel giorno dell’Annunciazione del Signore. È stato un uomo che ha vissuto per Dio, amandolo, lodandolo e servendolo nei fratelli e figli che il Signore gli aveva affidato. Grazie, padre Alessandro».