#30annidiNiem: «Il mio primo viaggio in Centrafrica»

Ricordi a 25 anni di distanza, del primo viaggio a Niem di padre Tiziano Pozzi, missionario e medico, che segue il gestisce il dispensario di Niem

Sono ormai passati quasi trent’anni dalla prima volta che sono venuto in Centrafrica.
La missione era stata ufficialmente aperta nel Natale del 1986, ed io sono sbarcato a Niem nel luglio del 1987, esattamente il 5 luglio. Ero ancora postulante e avrei dovuto iniziare il noviziato nel settembre seguente.
Cosa mi ricordo di allora?
Prima di tutto che per prendere l’aereo sono dovuto andare in auto fino a Marsiglia (600 km da Milano). Non dimentico neppure il nome della compagnia aerea.
Si chiamava “Le Point” e doveva essere una compagnia di secondo ordine perché non aveva neppure il banco del check in. All’aeroporto di Bangui mi attendeva padre Arialdo. Mi ricordo che più che ad un aeroporto sembrava un salone del far-west o un grande mercato multicolore.
Poi i tanti chilometri di pista rossa…. Alla fine ero rosso anch’io. Allora in tutto il Centrafrica, fuori dalla capitale,  vi erano solo 150 km di strade asfaltate.
Beh, oggi siamo arrivati a 400 km ma in compenso l’asfalto è abbastanza degradato.
Arrivato a Bouar, dopo 450 km, ho trovato anche padre Antonio Canavesi.
Ci aspettava per tornare insieme a Niem: ancora 70 km di pista e soprattutto ci volevano quasi tre ore per arrivarci.
La casa della missione era ancora in costruzione e per un po’ di giorni ho dormito in una paillotte, una specie di capanna, che oggi è diventata la cappella della comunità.
E poi la gente ha iniziato a venirmi incontro. A quei tempi però vedere una persona bianca era abbastanza raro e i bambini, soprattutto quelli dei piccoli villaggi lungo la pista, spesso avevano paura di venirmi vicino oppure scoppiavano in un pianto a dirotto.
Altra cosa che mi è rimasta impressa è la celebrazione della Messa: una festa multicolore di canti e suoni… Le prime parole del sango, la lingua locale. Ho imparato subito che per dire «Buongiorno, come stai?» qui ti chiedevano «Mo lango nzoni?» cioè «Hai dormito bene?»
Naturalmente nella nascente missione non vi era né l’acqua corrente e neppure l’elettricità. E così ho imparato in fretta quante cose si possono fare con un semplice secchio di acqua e il valore di una semplice lampada a petrolio.

Dopo alcuni giorni sono partito alla volta di Bocaranga, a circa 140 km da Niem, dove si trovava padre Luca, missionario cappuccino medico e sono rimasto con lui un paio di settimane per cercare di iniziare a capire come muoversi in mezzo ai malati in un posto con scarsissime risorse.
Non potrò mai dimenticare quel viaggio perché ero in compagnia di due volontari laici, Flavio e Giuliano – tutti e due già in paradiso in compagnia di padre Luca e di tanti missionari che ho conosciuto in questi anni – e viaggiavamo su un camioncino scassatissimo.
Era la stagione delle piogge ed entrava acqua dappertutto. dall’alto ma anche dal basso e credo persino dai finestrini.
Si dice comunemente che quando arrivi in Africa la prima volta scrivi un diario, la seconda qualche pagina… e poi diventi africano! Io ho fatto la stessa cosa. Mi riprometto di recuperare il mio vecchio diario.
Esiste ancora ma nella mia libreria in Italia… Sono curioso di vedere cosa avevo annotato.
Ecco questi sono i primi ricordi che mi vengono in mente.
Poi la missione si è sviluppata e siamo diventati grandi: sono arrivate le suore francescane di Gemona; abbiamo aperto due nuove comunità, Fatima nel 1996 e Saint Michel nel 2010…

Ma questa è un’altra storia…

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