40 anni d’umilità a Castellazzo

Un compleanno festeggiato a dovere, quello compiuto ieri 17 aprile dai padri betarramiti di Castellazzo di Bollate, presenti da 40 anni con una comunità nel piccolo borgo. La antica villa Arconati adiacente la parrocchia “betarramita” di San Guglielmo ha ospitato un centinaio di persone accorse per rendere onore alla ricorrenza una et trina. Al tavolo dei relatori i padroni di casa Ennio Bianchi ed Egidio Zoia, affiancati dal conferenziere Salvatore Biondo nelle vesti di mediatore. Al primo il compito di illustrare «San Michele. Un maestro spirituale per il nostro tempo», recente traduzione dal francese curata dal castellazzese Mario Grugnola presente all’evento che «con un lavoro costante, puntiglioso e scrupoloso» e con l’aiuto di padre Ernesto Colli e della moglie Laura, ha portato a termine la fatica in meno di un anno e mezzo. La storia dell’arrivo dei padri a Castellazzo invece l’ha ricostruita padre Egidio Zoia, uno dei tre sacerdoti che nel 1976 arrivarono nel borgo su richiesta del monsignor Marino Colombo. Negli anni la presenza betarramita è cambiata: dalla pastorale scolastica e del lavoro dei primi anni Ottanta alla «casa di spiritualità» di oggi. A riconoscere l’importanza dell’identità betarramita nel paesino sono poi gli stessi laici che – per bocca di alcuni loro rappresentanti – hanno ringraziato i padri per averli «adottati» nella loro comunità. Tra gli altri, il coro San Guglielmo – condotto da Daniela Barbera – ha festeggiato i suoi 10 anni rendendo omaggio ai betarramiti sulle note di «Ove nel bel ciel…». 

 

Il superiore padre Gaspar Perez – in visita canonica al Vicariato – a conclusione della serata ha detto: «È stata una grande gioia ascoltare tutto questo, oggi. Soprattutto perché questa esperienza ha una caratteristica betarramita, l’umiltà: apparentemente qui non c’è molto da fare, ma questi padri compiono la fondamentale missione di dare coraggio nel segno del Vangelo. La traduzione del libro di Pierre Duvignau è importantissima per la nostra congregazione “francese” che per un secolo ci ha imposto la sua cultura e la sua lingua. Oggi i betarramiti non sono più solo in Francia ed è giusto che la cultura di san Michele venga presentata a tutti con più facilità. Questo libro aiuterà nel loro cammino il gruppo di laici di Castellazzo e, spero, altri gruppi del mondo».