Akwabe e merveille: le parole di un’esperienza di vita

di Giovanni Parolari

Akwaba e merveille: due parole che per coloro che hanno partecipato all’esperienza in Costa d’Avorio sono piene di significato. Quella del campo di lavoro di Katiola 2018 che io – insieme ad altri giovani italiani e francesi – ho vissuto nel Paese è stata infatti un’esperienza missionaria diversa dalle altre. Non ero mai stato in Costa d’Avorio prima e inoltre non mi ero mai trovato a dover accompagnare dei ragazzi nella loro prima missione. L’ho fatto questa volta come rappresentante dell’associazione AMICI Betharram Onlus per cui lavoro.

Quest’esperienza ha avuto il suo inizio circa un anno fa quando alcuni giovani legati ai padri di Betharram hanno espresso la volontà di partire in terra di missione. Così ha preso avvio la macchina organizzativa: sono stati mesi impegnativi ma poi… eccoci arrivati. Innanzitutto abbiamo visitato le diverse comunità betharramite presenti nel Paese, partendo da Adiapodoumé, a due passi da Abidjan, per poi salire verso Yamoussoukro, capitale politica situata a nord della Costa d’Avorio, e arrivare infine a Katiola e a Dabakala. Qui abbiamo incontrato tanti giovani ivoriani con i quali abbiamo condiviso momenti di gioia e di preghiera. Per una settimana poi abbiamo vissuto a Katiola, nel centro nord del paese, dove erano in programma i lavori di ristrutturazione dell’infermeria presso il Collegio “Jean Marie Vianney” che ha riaperto dopo quasi 20 anni di chiusura. Cosa abbiamo fatto? Verniciato le pareti, pulito i campi da gioco, riorganizzato la cappella… Piccole cose ma importantissime per la scuola che a settembre accoglierà più di 300 bambini provenienti dai villaggi.

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Ma arriviamo alle parole importanti. Akwaba è la scritta che ognuno dei partecipanti ha trovato sulla porta della stanza all’arrivo in Costa d’Avorio: significa benvenuto ma è anche una profonda dichiarazione di accoglienza all’interno di una comunità. La seconda parola che ha segnato questi giorni è merveille: quante volte l’abbiamo pronunciata, gridata e cantata. Meravigliamerveille appunto – è osare l’incontro verso l’altro, dopo aver camminato ognuno sul proprio cammino. Meraviglia è vivere la fede senza timore, scoprendo anzi un nuovo modo di incarnarla. Meraviglia è agire solidale, rimboccandosi le maniche nonostante il gran caldo e facendo cose mai fatte prima d’ora. Meraviglia è tornare scoprendosi diversi e assaporando la gioia del donarsi e del ricevere.

Siamo partiti con poche domande ma con la volontà di conoscere e mettersi in gioco, oggi torniamo a casa pieni di una ricchezza interiore fatta di sorrisi, incontri, gioie, scherzi e anche difficoltà. Siamo arrivati percorrendo ognuno la propria strada, ci siamo trovati a camminare insieme sulla terra rossa africana. L’Africa è un pensiero, un’emozione, quasi una preghiera: lo sono i suoi silenzi infiniti, i suoi tramonti, gli incontri con piccoli e grandi e quel suo cielo che sembra molto più vicino del nostro perché si vede di più, perché le sue stelle e la sua luna sono più limpide e sembrano brillare di più… forse come noi che la viviamo e ne siamo rapiti.

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La quarta esperienza in Africa mi ha permesso di scoprire un nuovo volto di questo continente e di rivedere in questi giovani il ragazzo che ero dieci anni fa, quando per la prima volta feci l’esperienza della missione. Mi sono rivisto nei loro occhi, nel loro stupore e curiosità, nelle perplessità e domande. Un sincero grazie a tutti coloro che hanno creduto e sostenuto questo progetto durante il corso dell’anno e che abbiamo portato con noi lungo l’intero viaggio. La speranza è che il cammino intrapreso con questi giovani possa continuare verso altre esperienze missionarie che – come ho imparato sulla mia pelle – regalano una ricchezza che arriva dritta al cuore.