Appunti di viaggio

Son passati tre anni dalla mia ultima visita alla missione del Centrafrica e parto con entusiasmo e il desiderio di vedere, di capire e riferire, a tutti coloro che ci sostengono, sulla nuova situazione, dopo i due difficilissimi anni di disordini e guerriglia seguiti al colpo di stato ….

Bangui. Atterraggio morbido su una cappa di caldo umido. L’aereo guadagna piano piano il piazzale di sosta prestando attenzione ai sentieri di terra battuta che attraversano la pista, percorsi da donne e bambini tenuti a bada dalla polizia al momento del passaggio dell’enorme uccello bianco. Su un lato un’enorme baraccopoli di rifugiati, divenuti abitanti quasi stabili dell’aera, che guardano con confidenza e accolgono con simpatia l’aeromobile quasi fosse l’auto di amici che passa per strada. E’ il primo indicatore della nuova e paradossale realtà del Paese …

… sul lungo rettilineo verso il centro città, l’auto deve fare i conti con le buche, i moto-taxi che sfrecciano da ogni parte, un carro armato che guarda tutti dall’alto, le innumerevoli bancarelle che urlano musica e una folla che cammina e cammina: sembra che ricominci a pulsare la vita di sempre …

… Verso Bouar. Abbiamo la fortuna di trovare in sosta (impensabile il sorpasso altrimenti) le centinaia di enormi camion che formano il convoglio che, due o tre volte a settimana, attraversa nei due sensi il Paese, scortato dai militari, per assicurare le vettovaglie agli abitanti della Capitale. Novità positiva?

… Bouar. Ieri sera numerosi colpi d’arma da fuoco in lontananza hanno fatto trattenere per un attimo il respiro a tutti. Abbiamo saputo stamane che i balaka (una delle due grandi fazioni contrapposte) hanno protestato a lungo per l’arresto da parte dei soldati dell’ONU del loro capo, il generale Ndalé, accusato di gravi crimini di guerra. Nella zona di Niem il suo quartier generale e il terreno ideale per taglieggiare i commercianti, per derubare il bestiame ai mbororo (l’etnia dei pastori) e per spadroneggiare con diritto di vita e di morte su tutti.

… Il “Centro sanitario S. Michel” per la cura dei malati di aids brulica di gente in cerca di cure che garantiscano una vita più dignitosa e in cerca anche di un pugno di riso che riempia la pancia. Sono giovani, donne sole, vedove, militari, seleka e balaka: l’aids non guarda in faccia nessuno e non tiene conto degli schieramenti. Chiede solo solidarietà e attenzione per tutti.

… Niem. I discorsi cadono sempre sulla situazione della gente del Centrafrica, dopo due anni di guerriglia e di violenze che hanno scavato baratri di diffidenza. Serpeggia lo sconforto e l’apatia: non cambierà mai nulla! Dilaga la corruzione. Ognuno s’arrangia come può, a tutti i livelli. Ci si chiede: vale la pena continuare a lavorare con questo popolo che sembra rassegnato?  Un violentissimo temporale scarica fiumi d’acqua sulle povere capanne e fa cantare i tetti di lamiera. E lava, lava una terra assetata di pulizia. Il sole domani forse asciugherà le lacrime e lenirà le ferite.

… Un giovane che conosciamo bene ha approfittato della situazione ed ha violato la capanna di un mbororo fuggito in Camerun. Ha rubato tutto. Il mbororo è tornato per vendicarsi. Ora è il giovane a fuggire. Quando e come finirà?

… Giuly, un mbororo, è al dispensario dal 2006. E’ arrivato, solo,  non si sa da dove e si è installato nella veranda, dove dorme su un vecchio materasso, sotto una coperta. Non vuole una capanna: la sua casa è il dispensario. Pulisce, controlla che tutto sia in ordine, la sera chiude tutte le porte. E’ diventato l’uomo di fiducia di P. Tiziano. Si concede solo qualche sniffatina di colla la sera, sotto le stelle. Uno “scarto” della società che ha trovato una ragione di vita.

… Disturbo le Suore in preghiera nella loro cappellina.  Passano volentieri dalla salmodia alla comune riflessione, davanti all’altare, sulla situazione di confusione politica e sociale del Paese, parlano della condizione di povertà della gente, degli insuccessi nel campo educativo. Dicono la loro impressione che non si avanzi mai di un passo ma che invece si arretri. Chi ce lo fa fare di  restare qui? Umanamente sembra una follia. Vale la pena “buttare” la vita in questo modo? Poi … ricordano che Qualcuno ha detto: “Ero malato e mi avete curato…” e si chiedono: se non ci fossimo, chi si prenderebbe cura di questi malati, a chi si rivolgerebbero molte donne per un’ aspirina… ? Si alzano, salutano con un inchino l’Amico che suggerisce parole così chiare e tornano alacremente alle faccende di sempre.

… Si parte presto con P. Arialdo per una visita alla scuola di Ndakombo-Guizore. Sulla strada incrociamo alcuni balaka. Troviamo la scuola chiusa. Il maestro e i bambini sono nei campi. Si è diffusa la voce che i seguaci di Miskine, un condottiero di pessima fama incarcerato in Camerun,  stanno avanzando nella zona. Tutti sono fuggiti impauriti. I balaka promettono di difendere la popolazione ma domina la diffidenza. Il territorio è diviso a macchia di leopardo: alcune zone sono controllate dai balaka, altre dai seleka, altre sono in mano ad altre formazioni ribelli. La pacificazione sembra lontana.

… Bouar. Grande festa nel villaggio di Zegonta per la distribuzione da parte di P. Beniamino delle lavagnette e dei quaderni acquistati con l’aiuto di amici italiani. Sfilata degli alunni, saluto alla bandiera, inno nazionale, discorsi, recite … sotto un sole che scalda anche il cuore. Cuori che domani forse costruiranno la pace.

… Bangui. Si sta svolgendo in questi giorni il Forum per la pace. Vi partecipano quasi seicento delegati. Dispiegamento di forze ONU, sfilate di auto nuove mai viste prima, camionette cariche di soldati, mezzi blindati. Strade sbarrate al traffico. Penso a Julie, ai bimbi delle scuole di villaggio, ai malati di aids, alle suore di Niem, ai mbororo, alle donne che vivono con pugno di riso, ai rifugiati dell’aeroporto. Dove inizia il cammino della pace?

p. Piero Trameri