Betagorà

Due parole greche, «beta» e «agorà». La prima è una lettera dell’alfabeto di Sofocle e di Platone, ma qui viene usata come abbreviazione e in versione italianizzata di «betharramita». Il secondo invece è il termine che in greco significa «piazza», luogo di incontro e discussione. E se le mettiamo insieme, nasce… Un centro studi e documentazione, come dicono alcuni. Un coordinamento delle attività di animazione del vicariato italiano, sostengono altri. Un ufficio per migliorare la comunicazione usando anche i nuovi mezzi della tecnica, insistono i terzi… Insomma, che cos’è Betagorà?

 

 

L’idea è un centro di riferimento per coordinare e sviluppare la comunicazione del Vicariato italiano dei padri del Sacro Cuore, per promuovere eventi e pubblicazioni, per collegare (lasciandole autonome) le reti di persone in qualche modo vicine alla galassia dei sacerdoti di Bétharram, anche per migliorare le informazioni tra le varie comunità e tra clero e laici. Insomma – come si direbbe oggi, pur con brutto vocabolo – per «ottimizzare» la circolazione delle notizie, delle iniziative, della vitalità del Vicariato d’Italia, che è ancora molta e meritevole.

L’investimento del vicariato riguarda sia strutture, con la disponibilità di un ufficio ad Albiate, sia persone, perché già un gruppo di laici e religiosi ha accettato di farne parte. Il nucleo fisso del team (sempre impreziosito da tante e indispensabili collaborazioni, soprattutto con le altre realtà di laici del Vicariato) vede al lavoro Ilaria Beretta per la comunicazione e gli eventi, il webmaster Marco Longoni per le questioni tecniche, Roberto Beretta come direttore della rivista, padre Ercole Ceriani per la ricerca iconografica, Angelo Gerosa e Natale Gorgia per le operazioni d’archivio e digitalizzazione e padre Alessandro Paniga per la memoria storica.