Centrafrica: «La situazione qui è complicata»

Non cessano gli scontri in Repubblica Centrafricana. Alle prime luci dell’alba di giovedì 2 febbraio, la missione cappuccina a Bocaranga (a 130 chilometri nord da Niem) è stata assalita da «almeno tre gruppi di miliziani per un totale di una sessantina di persone», secondo quanto riferisce l’Agenzia Fides. Per circa quattro ore gli assalitori hanno sparato all’impazzata nella cittadina, saccheggiando almeno 35 negozi e violando le sedi di due organizzazioni non governative e diverse case private.  Tra gli obbiettivi anche la missione cappuccina, le cui porte sono state forzate per rubare soldi, computer e una moto. Gli autori della razzia – che ha lasciato 18 morti e parecchi feriti – sembrano appartenere al gruppo 3R (Retour, Réclamation et Réhabilitation) composto da fulani, etnia di pastori di fede islamica. Circa duecento persone si sono rifugiate presso la casa delle Suore della carità, ma molti sono scappati verso la brousse, in preda al panico.

Niem: la popolazione ha paura

Anche a Niem il clima non è dei migliori. «La situazione qui si è un po’ complicata – scrive padre Tiziano Pozzi – Qui da alcuni giorni siamo pieni di anti-balaka che aspettano un ipotetico attacco dei ribelli musulmani che si vogliono vendicare dei continui furti di mucche perpetati dagli anti-balaka. In tutto questo la famosa Minusca (forza di pace dell’Onu) è del tutto assente, non si vede proprio. La gente dorme in brousse o alla missione. Alcuni sono addirittura andati verso i villaggi sulla strada di Bouar se non a Bouar stessa. Al dispensario, dove comunque i malati non mancano, ci sono parecchi musulmani con tutta la loro mercanzia. Alla scuola materna ed elementare delle suore invece oggi non si è presentato nessun bambino. Da almeno una settimana dal nord verso il Camerun non passa più nessuno, malati compresi: i musulmani hanno paura degli anti-balaka e i Gbaya hanno paura dei ribelli mbororo. Naturalmente io non posso lasciare il dispensario anche perché manca suor Elisabetta in vacanza in India».

I diamanti

Nonostante le recenti elezioni siano state libere, nella Repubblica Centrafricana oggi i politici non hanno un potere reale. Il Paese è sotto il controllo di due milizie contrapposte, la musulmana Seleka, appoggiata da mercenari di Ciad e di Somalia, e la cristiana anti-Balaka, che però non combattono direttamente tra loro ma attaccano villaggi e comunità uccidendo civili e saccheggiando abitazioni. Il cardinale Nzapalainga, da sempre impegnato per la riconciliazione, precisa però che «la religione è la maschera per occultare la vera realtà del conflitto: lo sfruttamento dei giacimenti di diamanti illegalmente. Sono le milizie in armi che vendono i diamanti e riscuotono le tasse» seguendo la rotta del commercio delle pietre preziose che passa da Ciad, Sudan e finisce negli Emirati Arabi.