Che ci azzeccano i mondiali con la vita cristiana?

La stampa di tutto il mondo oggi mette in copertina la foto della nazionale francese che ieri si è conquistata sul campo la finale del Mondiale di Russia, il primo senza Italia. Se qualcuno si sta domandando che c’entrano i risultati sportivi con il cristianesimo, ecco la risposta che dà alla questione un padre betharramita argentino. Il sacerdote del Sacro Cuore e noto teologo, Gerardo Daniel Ramos, ha infatti pubblicato un documento per trovare le analogie tra la Coppa del Mondo e la vita del credente. «Il mondiale è un evento celebrativo quasi liturgico, che riunisce persone diverse da tutti gli angoli della terra. Nel calcio, come nella vita da credente, è importantissimo giocare come una squadra, convergere sull’unità nella diversità di condizione e posizione. Quando ci sono divisioni, il gioco non si armonizza e le squadre falliscono. Neppure le nazionali funzionano bene se non sono in grado di leggere correttamente il gioco: un’ermeneutica accurata della vita, una lettura creativa dei segni dei tempi sono indispensabili per il vivere bene da credente. Gli errori si pagano infatti a caro prezzo: riscattare un campionato iniziato male implica uno sforzo penitenziale, si deve soffrire una specie di quaresima. Ogni squadra – continua padre Ramos – ha strategie e tattiche di gioco che rendono il calcio sempre nuovo: come nella celebrazione pasquale in ciascun ciclo liturgico, c’è la sfida di scoprire e vivere una storia sempre stimolante». Infine – e questo è esattamente quel che è successo per l’Italia esclusa dal mondiale di Russia – «quando la tua squadra partecipa a una coppa del mondo, ci si comporta come in gioventù. Guardiamo la partita con intenzionalità possessiva, vogliamo vincere. Quando la nazionale viene eliminata invece, entriamo in una crisi simile a quella della mezza età: poi però scopriamo che così possiamo goderci il gioco più liberamente e disinteressatamente, come succede con le cose importanti nella maturità della vita».