Come tradizione Akha vuole

Ci sono nel mondo tante tradizioni, usi e costumi che possono sembrare bizzarri e strani a occhi occidentali e in questo anche la Thailandia, Paese che come ormai abbiamo imparato a conoscere e seguire per mezzo dei nostri padri betharramiti, non fa eccezione. La cultura del Paese del sud est asiatico prevede per esempio di rispettare il «wai», saluto tradizionale che si fa congiungendo le mani oppure di togliere le scarpe, in segno di delicatezza nei confronti dell’ospite, prima di entrare in ogni luogo. Anche se la cultura occidentale sta prendendo sempre più piede e il popolo Thai è particolarmente famoso per la sua tolleranza gentile verso i turisti, molte di queste tradizioni sono tuttora in uso. A queste vanno aggiunte tradizioni tipiche delle varie  etnie che popolano il paese, specialmente al nord: Una di queste, dell’etnia Akha, vuole che se in un villaggio c’è una persona malata da tempo, i familiari chiamano la gente di quel villaggio per pregare per lui.

A questa tradizione, pochi giorni fa hanno preso parte anche i padri John Chan e Peter Mayoe che risiedono all’Holy Family Catholic Centre e che, trovandosi in zona per visitare altri villaggi, si sono fermati nel centro di Doingam, a circa 170 km dalla missione e, con i suoi 750 abitanti, uno dei centri più numerosi tra quelli seguiti dai missionari. Qui i due padri betharramiti sono stati accanto alla famiglia e alla gente del villaggio, celebrando una messa e confrontandosi con i capi del villaggio e i catechisti che portano avanti la comunità nei periodi in cui i sacerdoti non raggiungono il villaggio.
Alla fine, sempre come tradizione thailandese vuole, la famiglia del malato ha preparato il pranzo per tutti i presenti.

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