Correva l’anno: il pellegrinaggio al Pino

Negli anni Cinquanta, a Monte Porzio Catone, antico borgo sul Tuscolo nella zona dei castelli romani e poco lontano dalla capitale, si insedia in una dimora storica della campagna laziale il nuovo noviziato italiano, un vero «fiore all’occhiello» per la provincia. La «villa de Pino» dove ha sede il noviziato è una struttura situata su un belvedere invidiabile sull’Urbe, equipaggiata con un bel pezzo di terra dove vendemmiare e raccogliere le olive, ma soprattutto circondata da enormi pini marittimi. Dalla fine del 1954 a occupare spazio nelle cronache betarramite italiane è proprio il più antico pino di Monteporzio: il superbo sempreverde a quell’epoca aveva circa 300 anni e con i suoi 25 metri dominava la campagna romana. Ma in quell’anno un fulmine colpì il pino secolare – vicino storico del noviziato betarramita – condannandolo a una lenta e rovinosa morte. Tagliare il pino sopravvissuto ai conflitti mondiali si rivelò necessario ma anche una vera e propria impresa: l’albero infatti figurava come un vero e proprio monumento nazionale presso le Belle Arti e persino come punto di riferimento riconosciuto per le navi della Marina militare. Servirono dunque parecchi nulla osta e due giorni di lavoro per concludere l’operazione ma la faccenda non finì qui: il pino abbattuto diventò infatti, per tutto l’anno successivo, mèta di pellegrinaggi da parte degli abitanti del paese che lo accarezzavano e ne staccavano rami a mo’ di reliquia… Anche qualche padre fu ispirato dall’avvenimento e compose memorabili versi al «maestoso Pino» defunto.