Correva l’anno: la presa di Albavilla

 

Albavilla: «per la maggior parte dei betarramiti è un nome nuovo, ma rischia di ritornare spesso nelle nostre cronache future». Scrivevano così i confratelli francesi 60 anni fa – nel maggio 1955 – annunciando per la prima volta l’esistenza di una trattativa per la presa della grande casa su due piani in provincia di Como, conosciuta poi come villa san Giuseppe e oggi affittata a una cooperativa per malati psichici. In quegli anni, la congregazione era alla ricerca di una ampia struttura (a poco prezzo, visto che i soldi nella provincia nascente non erano molti…) per contenere tutti i ragazzi (delle medie fino al ginnasio) che all’epoca facevano richiesta per entrare in  seminario con i padri del Sacro Cuore. La casa di Albavilla – nonostante necessitasse di molti lavori, soprattutto per i servizi igienici inadeguati – sembrava un sogno: con le colonne «alla greca» in facciata, 42 camere e un ettaro e mezzo di terreno affacciato sui laghi dell’alta Brianza (ma non lontano dal seminario maggiore di Albiate) era il posto perfetto per contenere il collegio minore della congregazione italiana. L’assegnazione di una casa era stata tanto desiderata dai padri da essere stata affidata nella preghiera alle anime del Purgatorio, per le quali vennero celebrate messe per anni proprio per ringraziare di questa «grazia» ricevuta.