Correva l’anno: la prima Notre-Dame italiana

 

Nel 1960 – dopo ben 56 anni dall’arrivo dei padri del Bel Ramo al di qua delle Alpi – nessuna residenza della provincia italiana è ancora intitolata alla Vergine (allora, infatti, la casa di Albiate – oggi del Bel Ramo – era intitolata a san Michele). Una grave lacuna per una congregazione nata all’ombra di un santuario mariano famosissimo (nel Medioevo il primo di Francia per numero di pellegrini) e legato al miracolo della vergine di Bétharram. La prima Notre-Dame italiana – dopo la chiesa dei Miracoli romani, che però restò sempre legata alla casa generalizia più che alla provincia – fu il santuario della Madonna della Caravina, affidato ai padri del Garicoits nel giugno di 55 anni fa dall’arcivescovo di Milano. La chiesa affacciata sul lago di Lugano e voluta proprio da Carlo Borromeo nel 1500 era tutta da sistemare, ma per fortuna le forze non mancavano: i giovani seminaristi vennero mandati alla Caravina durante l’estate per sistemare i locali e rendere la chiesa pronta ad accogliere i tanti pellegrini che la frequentavano, soprattutto in occasione della festa della Madonna celebrata in tutta la Valsolda l’8 settembre.