Correva l’anno: rimandati a settembre

 

Settembre significa ripresa: oggi come ieri – nonostante le mille riforme scolastiche che nel frattempo si sono succedute – gli studenti temono il rientro per gli esami di riparazione, conosciuti non a caso come “esami a settembre”. Anche gli studenti betarramiti di un tempo conoscevano fin troppo bene la procedura e le cronache del 1955 (esattamente 60 anni fa) ci raccontano con un’ironia d’altri tempi la critica situazione. Sia a Colico, dove c’erano le scuole medie e il liceo classico, sia ad Albiate, dove invece i seminaristi studiavano filosofia, si racconta di una vera e propria corsa alle ripetizioni per imparare in gruppo declinazioni ostiche e verbi irregolari con l’obbiettivo di non fare figuracce né allo scritto né all’orale e magari fare il miracolo: trasformare il 4 in un bel 6. L’anonimo cronista da Colico – che a quanto pare non doveva essere rimasto escluso dai fatidici esami – scrive: «In Italia lo chiamano esame, ma in ogni nazione cambia nome perché non lo si riconosca tanto è perfido. Chi può numerare le sue vittime? Ovunque abbatte senza badare all’età o al nome: giovani alle prime armi, adulti scaltriti da duri colpi già accusati… e non si ferma mai: di preferenza sceglie gente impreparata, pacifica che non chiede altro che continuare pacificamente i dolci sonni sui banchi già riscaldati. Per di più nessuno ha ancora tentato un rimedio. Eppure immaginate che successo una specie di Ddt contro gli esami!». In verità quell’anno gli esami non furono un’ecatombe e i padri professori si mostrano soddisfatti dei propri alunni capaci di colmare le loro lacune ben oltre «le più rosee previsioni».