Dalla Siria a Monteporzio: Shamo racconta

Non è un’intervista fiume quella che rilascia al giornalino Il Mosaico (da oggi online) Shamo, 25 anni e da quasi uno ospite a Villa del Pino come rifugiata: una dichiarazione di poche righe e per nulla retorica che però apre violentemente uno squarcio sul dramma della guerra in Siria, che proprio in questi giorni è tornata alla ribalta per le ennesime drammatiche vicende. «Dopo l’inizio della guerra in Siria, io e i miei familiari abbiamo subito pensato di fuggire in un altro paese, dove non ci fossero conflitti ma nelle altre nazioni limitrofe i consolati non accettavano le nostre richieste di asilo. Non abbiamo potuto far altro che trasferirci in Giordania per un mese e poi in Libano per altri tre mesi: ma anche qui i consolati erano chiusi e anche qui non accettavano le nostre domande. Solo grazie alla Comunità di S. Egidio e al progetto dei “Corridoi Umanitari”, con zia Makbula siamo riusciti a ottenere il visto di ingresso in Italia ed a presentare la richiesta di asilo. Il 27 aprile 2017 siamo atterrate a Fiumicino: ad accoglierci c’era padre Mario che ci ha accompagnato a Monte Porzio Catone. Da questo momento abbiamo iniziato una nuova vita».