Essere felici sempre: la solita utopia dei cristiani?

A distanza di una settimana dalla conclusione della GMG di Cracovia in cui ha partecipato insieme ad altri giovani della parrocchia betarramita di Montemurlo accompagnati da padre Simone Panzeri, ecco alcuni pensieri di Alessandra.

A proposito di quel Faro…
A distanza di una settimana dal termine della GMG, ho bisogno ancora di dire qualcosa: siamo partiti ognuno con il proprio zaino, uno zaino pesante, forse anche troppo per alcuni di noi che hanno le spalle poco allenate e le ginocchia doloranti, però siamo partiti. Non voglio tirarla lunga, dirò solo che essere giovani e sentirsi ugualmente maturi e grandi è una sensazione che abbiamo imparato a vivere proprio in Polonia.
Ciò che abbiamo sentito, almeno io, è che siamo partiti senza certezze, un po’ avviliti e siamo tornati più adulti. Tante volte, quando accadono cose che a noi non piacciono, ci chiediamo il ‘perché’ di quell’accadere… Io non ho ancora pienamente soddisfatto il mio bisogno di risposte, ma in quelle piogge interminabili, su quei treni stracolmi, in quelle ore assolate, schiacciati fra quei milioni di persone, Dio ci ha parlato per mezzo della gioia. Mentre ne accadevano di tutti i colori, qualcuno ridendo diceva potrebbe-andare-peggio, ragazzi-qui-qualcuno-porta-sfiga, il-solito-gufo-che-ce-l’ha-tirata… Si rideva, insomma.
Essere di Dio vuol dire questo: nella fatica, la gioia. Detta così sembra la solita utopia dei cristiani che vogliono sforzarsi di essere felici sempre… ebbene non è un’utopia, tutto ciò è reale!
In Polonia abbiamo compreso maggiormente che scegliere Cristo non è uno scherzo! Ci vuole costanza, ci vuole allenamento, il saper tenere duro, perché essere di Cristo non è facile. Essere di Cristo ed essere nella gioia è ancora più difficile. E’ un Dio che ti ama, ma che ha bisogno di essere amato con impegno, non per gioco, ma soprattutto con gioia. Quanto pesanti saranno le croci di chi soffre, di chi è ammalato, di chi ha conosciuto la morte, eppure non ho mai visto tanta fede e gioia come in quelle persone che, nella sofferenza, hanno sperimentato la gioia di Cristo.
Non so come riescano ad essere così, io non ho quella grande, immensa fede, ma in Polonia ho avuto modo di conoscere alcune di queste persone che hanno sofferto e che ora festeggiano la vita nella gioia di Cristo.
Questo e molto altro ci ha insegnato la Polonia, o meglio, il riflesso di Dio che la Polonia ci ha donato.
Ci attendono giorni impegnativi al finire delle vacanze, al rientro a casa, ed è proprio lì che Dio vuole saggiare la nostra fede più adulta, più matura. Vuole che lasciamo il porto e che ci spingiamo nella tempesta, per dirci: «Non abbiate paura, sono io». Siamo noi, che spesso, arrivati in mezzo al mare, non ci lasciamo salvare da Lui, continuando a nuotare nelle nostre ferite, negli abissi dell’anima, senza avere il coraggio di guardare quel faro sul molo, che ci aspetta per darci luce.
Allora proviamoci a nuotare verso quel faro, facciamoci abbracciare dalla Sua luce, asciugare dal Suo calore, togliere il sale dalle ferite, scaldarci, risanarci.
Dopo la Polonia questo mare ci appare più calmo e quel Faro meno lontano.
Grazie per questo mare in tempesta, sicuramente inatteso, sicuramente poco amato, ma sono sicura che fra un’onda e l’altra arriveremo a gustare la Bellezza del Cielo stellato dall’ultimo gradino del faro.
Arriveremo a sentire ancora l’irresistibile gioia di noi.
E tutto ci apparirà più sereno.