I betharramiti tornano a Sant’Ilario, ma solo per un giorno

I padri betharramiti ritornano a Milano. Ma solo per un giorno. La parrocchia Sant’Ilario – abitata dai religiosi del Sacro Cuore dal 1986 al 2015 – ha infatti invitato domenica scorsa (28 gennaio) i vecchi inquilini della canonica per festeggiare i 50 anni di fondazione della chiesa e il 25° di erezione del centro parrocchiale. Un doppio anniversario che da un lato celebra la nascita della chiesa voluta dalla diocesi nel 1968 e sorta in un prefabbricato; dall’altro si è ricordato il giorno della benedizione della chiesa in muratura da parte del monsignor Giovanni Giudici avvenuta il 22 settembre 1992, quando i padri betharramiti erano a Sant’Ilario già da sei anni. Per cominciare dunque il parroco, don Diego Minoni insieme ai fedeli e ai padri Carlino Sosio, Guido Pradella, Livio Borghetti e Maurizio Vismara – quattro tra i religiosi che hanno vissuto nella comunità milanese – hanno pregato nel luogo dove sorgeva la provvisoria chiesa prefabbricata (ormai demolita) presso il cippo dedicato a don Franco Cantù, primo parroco della comunità. Con una camminata, poi, si è raggiunta la chiesa dove è stata allestita una mostra fotografica per ripercorrere la storia della parrocchia e le nomine dei preti che sono passati da qui. Prima della fine della celebrazione e dell’inizio di un pranzo insieme, padre Guido Pradella – dopo i padri Angelo Pajno e Pietro Felet, parroco betharramita di Sant’Ilario che ha visto crescere la chiesa in muratura – ha preso la parola. «Innanzitutto – ci ha raccontato il religioso – ho ringraziato don Diego per l’invito, poi ho ricordato don Franco Cantù, un uomo molto austero mandato dal cardinale Giovanni Colombo e dal quale è cominciato tutto. Prima di lui non c’era nulla, solo un grande prato sul quale don Franco ha costruito una piccola chiesa, con tre ambienti in tutto. Questo prete assomigliava molto ai preti di strada di oggi, aveva – come dice papa Francesco – “l’odore delle pecore” addosso e voleva molto bene alla gente. Quando si è ingrandita la parrocchia, però, ha chiesto alla curia di sostituirlo con un istituto religioso. Ho ringraziato anche padre Carlo Antonini che ha reso più bella la nuova Chiesa sistemando l’altare e gli spazi esterni dell’oratorio. Da parte mia, erano vent’anni che non tornavo a Sant’Ilario e la parrocchia mi è sembrata ancora più bella. Sono stato felice di riconoscere i volti delle persone che hanno contribuito alla costruzione della parrocchia e di ritrovare la stessa partecipazione e vicinanza alla chiesa che ricordavo in questa comunità. Ho detto loro di ricucire il divario fra le generazioni e li ho invitati a restare uniti come lo sono stati sempre, anche di fronte alle difficoltà».

 

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