In missione per i bambini orfani tra Italia e Centrafrica

Una partita a calcetto per i bambini orfani. È quanto ha fatto sabato scorso Jiango Be Africa – l’associazione di Cologno Monzese nata nel 2006 da un gruppo di amici che sono stati volontari presso le missioni betharramite in Repubblica Centrafricana – che ha organizzato un torneo di calcio balilla proprio per raccogliere fondi per il progetto «Una penna, un quaderno, un sorriso». Con questo nome dal 2008 viene identificata l’iniziativa della parrocchia di Fatima a Bouar a sostegno di 2500 bambini orfani della zona. «In Africa esiste un fenomeno molto brutto, quello dei ragazzi di strada – ci spiega padre Beniamino Gusmeroli – Tanti bambini che non hanno i genitori vivono in compagnie sulla strada e si arrangiano come possono. Non vanno a scuola, non hanno una casa, mangiano quello che trovano magari nei rifiuti. Qui a Bouar vorrei riuscire a evitare questa situazione e così ci siamo messi al lavoro per seguire i bambini orfani e abbandonati». A individuare i bambini senza genitori e poveri ci pensa proprio padre Beniamino insieme alla Caritas locale alla quale partecipano molti genitori che hanno ben presente la situazione in ogni quartiere della città. Innanzitutto si cerca qualche parente disposto ad adottare il bambino in difficoltà; poi la missione si occupa di aiutare gli orfani sia a frequentare la scuola provvedendo per loro a iscrizione, libri, vestiti, quaderni sia sostenendo le spese mediche sia aiutando la famiglia adottiva con scorte di sapone e petrolio necessario per le lampade. Per far funzionare il progetto bisogna collaborare con le scuole di villaggio con le quali all’inizio dell’anno scolastico si fa un incontro per presentare la lista dei bambini di cui la missione si prende carico. Sull’andamento scolastico di questi bambini la parrocchia chiede informazioni mensili mentre una volta ogni quindici giorni l’animatore Caritas fa visita alle famiglie adottive. «Quest’anno siamo riusciti a comprare la divisa che le scuole hanno chiesto ad ogni bambino. La cosa più brutta – conclude padre Beniamino – è quando siamo costretti a dire a qualche bambino che non possiamo più aiutarlo: per questo, grazie ai tanti che ci aiutano dall’Italia, speriamo di poter andare avanti e aiutare i bambini più sfortunati del Centrafrica».

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