Il Cammino dell'Esodo PDF Stampa E-mail


Il Cammino dell'Esodo - Sulle orme di Mosé
di Natale Gorgia

Giordania - Israele   26 aprile - 5 maggio 2010

E’ arrivato, finalmente il giorno tanto atteso. Siamo trentotto persone, tutte ansiose di partire per la terra di Dio. Ci presentiamo di buon mattino all’aeroporto di Malpensa.
Sbrigate le formalità e i controlli, abbastanza lunghi, siamo pronti al volo per TEL AVIV. Il morale è alto e le ore di volo passano senza quasi accorgersi. L’arrivo è puntuale, il pulman che ci aspetta parte per la casa Betharram di Betlemme, dove saremo ospiti.

gerusalemmeIl nostro capogruppo, nonché espertissima guida, è P. Francesco Radaelli. Entriamo subito nella realtà israeliana con l’attraversamento del posto di blocco al muro che cinge la parte palestinese. La casa betharramita si trova nella parte palestinese di Betlemme. Sono controlli minuziosi e severi da parte dei militari israeliani: tutti in regola, proseguiamo. Siamo un po’ frastornati dal viaggio e dalle lungaggini burocratiche, ma questo non impedisce di osservare la differenza tra l’una e l’altra parte. Una ricca, opulenta e l’altra piuttosto misera. Personalmente sono molto turbato, ricordo tutti i tentativi e trattati per raggiungere la pace tra i due popoli. Sono intimorito alla vista di micidiali fucili mitragliatori al check point in mano a giovanissimi ragazzi ebrei. Mi chiedo quanto tempo passerà ancora prima di una vera pace in questa terra carica di millenni di storia e culla di grande fede. Il mattino successivo siamo pronti ad iniziare il nostro cammino, pellegrini nella terra che ha visto la vita terrena di Gesù. Visitiamo la basilica della Natività. P. Francesco c’illustra la storia e la bellezza architettonica della chiesa. Si entra da una piccola porta: ci si deve chinare, come gesto d’umiltà. E’ duale: una parte ricca di ornamenti guidata da preti ortodossi e l’altra, più sobria, retta da frati francescani. Nella Grotta una stella d’argento con l’iscrizione latina “ Hic de Maria Vergine Iesus Christus natus est” indica il luogo della nascita del bambino Gesù. L’atmosfera che si respira è carica di tenerezza, di preghiera.

P. Francesco, P. Romano, padre di betharram e Don Gianfranco, parroco di Semogo (So) concelebrano la S. Messa, seguita con devozione da tutto il gruppo, nella piccola cappella cattolica. Vicino alla casa di Betharram, visitiamo la chiesa annessa al convento delle suore Carmelitane, dove si trovano custodite le reliquie della Beata Maria di Gesù Crocefisso, suora Carmelitana. La chiesa è molto bella, c’è tanto silenzio che induce alla riflessione e alla preghiera personale. P. Francesco ci spiega con dovizia di particolari la storia della Santa. Ci mostra il suo mantello che, se indossato con fede, aiuta a sconfiggere le malattie. Annesso al convento vi è un museo ed un piccolo negozio di souvenir. Estasiati ammiriamo il bellissimo panorama di Betlemme dall’alto della collina.

Continuiamo il pellegrinaggio a Gerusalemme con la visita al Cenacolo: Gesù, qui, il Giovedì Santo consumò l’ultima cena con gli Apostoli. E’ un luogo molto spoglio, forse un po’ trascurato. Nella storia fu anche destinato a moschea. E’ proibita ogni celebrazione liturgica, il luogo è sotto giurisdizione ebraica: sotto il Cenacolo vi è la tomba di Davide. Nulla però impedisce la nostra preghiera corale e la meditazione silenziosa dove Gesù istituì l’Eucaristia e il Sacerdozio, è una penetrante emozione recitare il Padre Nostro. Andiamo a vedere il Calvario sulla cui cima, detta Cranio, ci sono due cappelle: una greco-ortodossa posta sul luogo della crocifissione e una latina posta dove Gesù fu inchiodato sulla croce. La roccia del Calvario è ancora visibile sotto l’altare ortodosso.

E’ il luogo che ci ricorda la passione e la morte di Cristo: nasce spontanea una profonda ed intensa preghiera mentre si bacia la roccia. Il nostro peregrinare continua al Monte degli Ulivi, che si eleva sulla città vecchia ed offre un meraviglioso panorama, Sostiamo per un minuto di raccoglimento alla piccola cappella “Dominus Flevit” che ricorda il pianto di Gesù per Gerusalemme. La chiesa è costruita a forma di lacrima. L’altare è inquadrato in una vetrata da cui si scorge la Città Vecchia di Gerusalemme. Continuiamo la visita all’Orto del Getsemani e alla chiesa delle Nazioni. Ricordiamo la Passione di Gesù: “ Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non la mia, ma la tua volontà sia fatta” ( Vangelo secondo Luca 22, 42). Non si può non essere coinvolti da quest’atmosfera così carica d’amore per tutti. Gesù prende su di se non solo la sua croce, ma la croce di tutta l’umanità, con i peccati, le miserie, i dolori e i mali di cui è afflitta. E’ il luogo sacro del riscatto e della salvezza che Cristo ottiene per ognuno di noi, compiendo la volontà del Padre sino al mortale sacrificio sulla croce con un amore infinito verso il Padre e verso tutti gli uomini.

Ammiriamo, con il pensiero a Gesù che prega e suda sangue, i magnifici e millenari ulivi, circondati da tanti bellissimi fiori che rinnovano il fascino del creato. La chiesa del Getsemani, detta anche delle Nazioni per ricordare la collaborazione di sedici nazioni che contribuirono alla costruzione, è fonte di raccoglimento e di meraviglia con i magnifici mosaici. Dinnanzi all’altare vediamo ciò che resta della pietra dell’agonia di Cristo. Andiamo alla Grotta: il silenzio è d’obbligo, la preghiera personale è spontanea, naturale. Il panorama che si gode da quassù abbraccia la Città Vecchia, l’immensa necropoli giudaica e, in lontananza, la grande spianata con il Muro del Pianto e la cupola dorata della Moschea.

Prima di pranzare, ci rechiamo a vedere la grande piscina di Betesda. Il vangelo di Giovanni ci ricorda Gesù che guarisce un uomo infermo da molti anni. Pranziamo in un tipico ristorante nella città vecchia e il pomeriggio lo dedichiamo ad un’escursione nel deserto, dove P. Francesco celebra la S. Messa. L’ambiente è spettacolare: tipico paesaggio di dune, tanto vento, e molti bambini ci offrono le loro piccole cose quali souvenir. E’ irreale, siamo avvolti da un alone di pace: lo sguardo si perde nell’immensità dell’arida superficie. Ricorda la potenza di Dio e la grandezza del creato.

Il viaggio continua, lasciamo Israele verso la Giordania. Alla frontiera, dopo le solite lunghe operazioni, incontriamo la guida giordana, il sig. George Weiss, che ci accompagnerà. Il sig. George è una simpaticissima persona, molto ben preparata e molto paziente nel replicare alle nostre domande. Iniziamo il tour dalla riva del fiume Giordano, qui Giovanni Battista battezzò Gesù. Il Giordano è ora un piccolo corso d’acqua nel quale, ancora oggi, s’immergono persone vestite di bianco a ricordare e rinnovare il Battesimo. Anche noi rinnoviamo qui la professione di fede battesimale.

Proseguiamo verso il monte Nebo, dalla sommità si domina la bella vallata del Giordano, il Mar Morto, il deserto di Giuda e l’oasi di Gerico. Il luogo, oasi di pace e meditazione, ricorda Mosè, profeta e uomo di Dio. La cima è dominata da un grande bastone con un serpente in bronzo che lo avvolge: ricorda la rivolta del popolo contro Mosè ed il castigo dei serpenti. Ammiriamo i bellissimi mosaici dell’antica basilica ed il piccolo museo. Papa Giovanni Paolo II visitò monte Nebo, un monolito di 5,50 metri d’altezza è stato a lui dedicato in occasione del Giubileo 2000. Sul monumento è inciso il messaggio di pace “Dio è amore”Un solo Dio, padre di tutti, sopra tutti” in latino e ripetuto in arabo a significare i sacrifici, l’unione degli uomini e l’universalità di Dio.

All’indomani, dopo la notte trascorsa in Hotel ad Amman, partiamo per un’escursione nel deserto del Wadi Rum. Troviamo pioggia all’arrivo. Secondo George, la nostra instancabile guida, è un evento rarissimo. Non ci scoraggiamo per nulla, pranziamo sotto la tenda beduina gustando le specialità che ci sono offerte.

Il pomeriggio è dedicato ad un piccolo giro turistico nel mare di sabbia a bordo di fuoristrada. La sensazione che si prova di fronte a tanta cruda bellezza, è straordinaria. Rocce che si ergono improvvise dalla rena color aragosta, scolpite nei secoli dal vento e dalla pioggia, sono delle vere opere d’arte. Indizio dell’esistenza dell’uomo fin dalla più remota antichità sono circa 4000 incisioni rupestri raffiguranti scene di caccia, figure di animali, vari esempi di scritture. Il Wadi Rum, già abitato nel Paleolitico come dimostrano ritrovamenti di vari oggetti in pietra, è chiamato anche “La valle della Luna”. E’ famoso anche per essere stato teatro di posa per il film “Laurence d’Arabia.Il Paesaggio è così fiabesco da sembrare un sogno.

Sulla via del ritorno ci fermiamo in un accampamento beduino: ci offrono il the bollente che ci riscalda un pò! Sono inconsueti il freddo e la pioggia di questa giornata,. L’ospitalità è splendida: sicuramente è d’esempio alla civiltà moderna che l’ha, forse, dimenticata. La seconda tappa del nostro cammino giordano è la famosa ed antichissima città di Petra. Arriviamo a sera: approfittiamo della notte in hotel per ritemprarci dalle fatiche del deserto.

Di buon mattino, vispi e riposati, siamo pronti per la visita alla città. Petra è situata a circa 300 chilometri a sud di Amman. Abitata sin dal VII secolo a.C. da una popolazione araba di lingua aramaica, i Nabatei, costituita da mercanti, carovanieri e pastori nomadi. Il regno nabateo ebbe il suo massimo fulgore con il re Areta IV: durante questo periodo vennero costruiti, con un grandissimo intervento di ingegneria idraulica, canali incavati nella roccia, condutture in terracotta, dighe e cisterne per la raccolta delle acque, sia per la città sia per l’agricoltura. L’occupazione da parte di Roma, fece prosperare le attività commerciali. L’accesso alla città è una stretta gola profonda fina a 80 metri detta Siq., lunga circa due chilometri., scavata dal torrente Wadi Musa.

Lo spettacolo è impressionante: lungo la parete rocciosa un canale consentiva il convogliamento delle acque per la città. Al termine della gola ( stupende le sfumature della roccia) appare, in tutto il suo splendore, il più bel monumento di Petra, completamente ricavato dalla roccia. È l’imponente facciata rupestre del “ Tesoro del Faraone”, una delle più ricche tombe della città, destinata alla sepoltura di un re nabateo. E’ stupenda sia come raffinatezza delle decorazioni scultoree, sia come stato di conservazione. Proseguendo si trovano tante altre tombe, più o meno ricche nelle decorazioni, secondo l’importanza , la classe sociale, la disponibilità finanziaria dei richiedenti. Stupisce il Teatro nella sua grandezza: completamente intagliato nella roccia con 45 file di sedili e un imponente complesso per la scena. Si prosegue sulla Via Colonnata: larga sei metri, fiancheggiata da portici colonnati in cui si aprivano le botteghe.

Al termine della visita, ci fermiamo per il pranzo nell’affollatissimo ristorante, siamo stanchi ed una sosta ci vuole proprio. Acquistiamo qualche piccolo ricordo dai tanti bambini che ci assediano e ci avviamo verso l’uscita. Dopo la camminata del mattino, ci sembra lontanissima, ma, intrepidi e coraggiosi, rinunciamo al cavallo e usiamo il cavallo di S. Francesco. Ci attendono ora le antiche vestigia di Cerasa, l’odierna Jerash. E’ di grande interesse e molto ben conservata. George ci accompagna lungo il tragitto soffermandosi nei vari punti della città dove, con dovizia di particolari, illustra le peculiarità e la storia di ciò che stiamo vedendo.

L’unico neo della giornata è la pioggia: ci accompagnerà per tutto il tempo!

Interessantissimo e uno degli spazi più spettacolari è il Foro Ovale con il grande colonnato. Notevoli anche il grande Teatro Sud, la via principale colonnata, detta il cardo, che attraversa la città, i resti di una fontana pubblica di proporzioni monumentali, il Ninfeo, l’Arco di Adriano. Interessanti e molto ben conservati i mosaici delle chiese bizantine di SS. Cosma e Damiano, S. Giovanni Battista e S. Giorgio. Concludiamo il giro della Giordania alla Cittadella di Amman, con il teatro romano nella città bassa , il tempio di Ercole sulla collina dell’acropoli e il bellissimo museo archeologico.

Sulla strada del ritorno in Israele ci fermiamo a Zarqa, un grosso centro industriale a nord-est di Amman, per una fugace visita alla comunità betharramita. P. Elia Kurzum, il simpaticissimo Superiore e parroco, fa gli onori di casa: ci racconta la vita della parrocchia e del grande complesso scolastico che i Padri gestiscono. Purtroppo il tempo è ridottissimo e a malincuore dobbiamo rinunciare al caffè così gentilmente offerto, grazie lo stesso e arrivederci! Rientriamo in Israele. A Nazareth siamo ospiti della casa di Betharram.

Di buon mattino, ci muoviamo verso il monte Tabor. Lasciamo il pulman e saliamo verso la cima con i taxi: la strada è molto stretta e assolutamente inadatta per un grosso pulman. Visitiamo la basilica della Trasfigurazione che ricorda il Cristo trasfigurato quando appare nella gloria insieme a Mosè ed Elia. Stupendi i giardini che circondano la piazza. Pranziamo nella casa del pellegrino, gestita da una comunità religiosa italiana. Ci attendono il lago di Tiberiade o mare di Galilea, Cafarnao e la casa di Pietro.

C’imbarchiamo con un altro gruppo di pellegrini italiani su un piccolo battello che ci traghetterà. Al centro del lago la barca ferma i motori. La giornata è bellissima e calda, una lieve brezza ci accarezza, quanta pace! E’ il momento riservato al raccoglimento, un frate francescano ricorda le parole di Gesù: “ Vi farò pescatori di uomini” e il momento di tempesta e di paura risolta con la sua parola. Siamo invitati ad una preghiera corale ed ad una riflessione individuale: è un istante intenso ed espressivo.

Raggiungiamo la sponda opposta e consumiamo il pranzo gustando il caratteristico pesce S. Pietro, molto abbondante in queste acque. Cafarnao conserva i resti della sinagoga dove Gesù insegnava. Qui avvennero molti miracoli: la guarigione del lebbroso, della suocera di Pietro, del servo del Centurione e molti altri. E' la città dove abitava Pietro, l’antica casa è ancora visibile.

Ci spostiamo al monte delle Beatitudini e visitiamo la bella chiesa costruita dai Francescani. In una piccola cappella, P. Francesco celebra la S. Messa. “Beati i poveri di spirito, beati gli afflitti, beati i perseguitati perché di essi è il regno dei cieli”: così insegnò Gesù. Questo è il posto ideale, in solitudine davanti al lago, per fermarsi e riflettere intensamente.

Il nostro peregrinare è giunto al termine e rientriamo a Nazareth per la cena. Il mattino successivo, con una bella passeggiata raggiungiamo la splendida Basilica della Natività.

Una preghiera di ringraziamento alla Mamma Celeste e siamo pronti per il viaggio di ritorno a Milano.

Dopo le solite prolissità burocratiche e dopo aver controllato, quasi a tutti, il contenuto delle valigie, con un po’ di ritardo finalmente decolliamo.

Milano ci accoglie con il freddo e la pioggia, ma siamo tutti così felici e paghi di quanto abbiamo vissuto che, quasi, non ci accorgiamo.

Shalom!