#inviaggioconmanuel: «Gocce di pioggia, acqua di vita»

Il viaggio di volontariato di Manuel continua, così come le sue pagine di diario con cui condivide la sua quotidianità alla missione di Niem

I fuochi delle cucine bruciano da questa mattina e le donne sono tutte lì intorno per cercare quel poco di calore che le braci fumanti riescono a dare. L’odore della pioggia è ancora nell’aria e non è molto che le grondaie hanno smesso di gocciolare. Il cielo però è ancora carico di nuvole gravide di pioggia.
Un cane si avvicina guardingo ai fuochi per vedere se riesce a sgraffignare qualche avanzo dalle padelle o qualche pezzo di carne caduto vicino alle braci che nessuno ha ancora raccolto: anche i cani come il carico di umanità dell’ospedale stanno bene attenti a evitare le pozzanghere di fango che si sono formate con la pioggia.
Non si vedono in giro le capre: sono tutte riparate sotto il porticato della chiesa come indecise se restarsene lì all’asciutto o se sfidare l’acqua andandosene in giro a brucare qualche filo d’erba. Sotto le tettoie del cortile dell’ospedale c’è una fila di secchi, pentole e contenitori di ogni tipo ben allineati per raccogliere ogni goccia di poggia disponibile, acqua pulita reperibile a portata di mano senza bisogno di fare lunghi tratti con i grossi contenitori in equilibrio sulla testa. Per ogni goccia d’acqua che spiove dalle lamiere del tetto c’è un secchio… è divertente da vedere.
Un bimbo è riparato sotto una tettoia con una coperta avvolta addosso, ma anche così continua a tremare di freddo. Qualcuno lo accompagna vicino alle braci dei fuochi della cucina che sono appena state ravvivate per spremere qualche grado di calore in più. Anche fra gli altri ospiti dell’ospedale ce ne sono molti avvolti nelle coperte o sprofondati sotto qualche strato di abbigliamento in più del solito. Nemmeno nel pomeriggio l’odore della pioggia se ne andrà. E le pozze d’acqua non asciugheranno fino a domattina. La stagione delle piogge è in anticipo di un mese abbondante, ma nemmeno questo basta a rompere la routine quotidiana dell’ospedale, semmai ne ha solo modificato il ritmo. Sembra una giornata di agosto da noi in alta montagna, quando la neve arriva in anticipo a pasticciare la coda dell’estate: una di quelle nevicate mattutine che il sole del primo pomeriggio basta già a sciogliere. Anche la serata si preannuncia fresca, forse si riuscirà a dormire stanotte.