#inviaggioconvittore: uno scatto sotto le scartoffie

Dal Centrafrica Vittore Buzzi è tornato a casa, come fa dopo ogni reportage, ma il suo viaggio non si è concluso: «Inizio a guardare le foto – ci scrive il fotografo – Sono tante e forti, alcune dolorose. La malinconia di essere qui a soffocare sotto scartoffie, tasse, lettere, multe. Certo le terre selvagge sono dure, però sei libero dalle sovrastrutture che oggi fagocitano il nostro tempo e la nostra vita. Siamo così schiavi che ormai subiamo senza ribellarci più». Vittore si dice colpito dell’opera dei missionari betarramiti in quelle terre: «Arialdo e Beniamino in oltre 50 anni di scuole di brousse (30 Arialdo e 25 Beniamino), hanno visto passare quasi 50mila studenti. Per loro significa conoscere il sango e il francese, avere qualche possibilità di provare a prendere delle decisioni per la propria vita. Per moltissimi maestri ha significato rimanere aggiornati (con corsi di formazione annuali) e poter mantenere la propria professionalità.
Per me ha significato potermi muovere liberamente in un paese non facile in cui gli echi della guerra civile non si sono ancora del tutto spenti. In quasi tutta la regione del Nana-Mambéré l’opera dei betarramiti è stata ciclopica vista in prospettiva. Quattro filoni d’azione: scuola, sanità, agricoltura, cooperazione hanno garantito intorno a Bouar e Niem una continuità per cercare di far sopravvivere una fiammella di quella che possiamo definire la società civile. Il tutto mettendosi in rete con gli altri esponenti della chiesa cattolica e luterana, ma anche con i musulmani e con le grandi organizzazioni non governative sovranazionali e nazionali come Onu, Minusca, Unhcr, Caritas, Cordaid, sempre mettendo al centro le persone.
Aiutare non è facile e in questo hanno sempre lavorato per sviluppare e non nel dare aiuti a pioggia che creano solo dipendenze. Lo hanno fatto rimanendo sul territorio quando tutti scappavano e condividendo il destino della gente comune. Questo gli ha resi autorevoli.  In un paese in cui l’età media (non la vita media che è intorno ai 55 anni) si attesta sotto i 20 anni fare progetti di lungo periodo è l’unico modo per tentare di costruire qualcosa che germogli nella popolazione».