Katiola 2018: Alessandra «Parto per ritrovare me stessa»

Mancano poche settimane alla partenza dei giovani italiani e francesi per il campo missionario a Katiola, in Costa d’Avorio. Oltre a conoscere le missioni betharramite nel Paese, il gruppo sarà impegnato nella ristrutturazione dell’infermeria del collegio “Saint Jean Vianney” che, dopo 20 anni di chiusura, ha da poco riaperto le porte ai bambini dei villaggi sotto la guida dei Padri di Bétharram.

A pochi giorni da questa esperienza, abbiamo chiesto ad Alessandra di Montemurlo le sue impressioni. 

 

Ho accolto la notizia dell’esperienza missionaria in Costa d’Avorio con grande gioia ed entusiasmo, in quanto, già da alcuni anni, avevo manifestato ai padri il desiderio di poter dar vita insieme a un progetto che riguardasse le missioni betharramite.
Ho detto sì a questo progetto senza esitazione anche se, lungo il cammino, non sono mancate difficoltà e incertezze…
Adesso, a poche settimane dalla partenza mi sento carica di curiosità e voglia di fare, pronta a far spazio dentro di me ai tanti volti che incontrerò, alla calda terra che toccherò e alla nuova lingua della quale mi sembra già di sentire il suono.
Noi giovani laici betharramiti ci siamo impegnati al massimo nella preparazione di questo progetto, pensando a varie iniziative che potessero aiutarci a dare una risposta alle tante necessità che il campo-lavoro ci presentava.
Grazie alla nostra forza di volontà e animati dalla bellezza dello spirito missionario ora possiamo sentirci grati per tutto ciò che nel nostro piccolo siamo riusciti a costruire ed io personalmente, essendo una delle persone che partirà fisicamente per la missione, sento la responsabilità di portare con me il contributo di tutti e l’amore che ognuno di noi ha messo per questo importante progetto missionario.
Prepararsi a vivere un’esperienza di questo tipo non è mai semplice, soprattutto quando questa porta il nome dell’Africa.
La Costa d’Avorio ha richiesto una preparazione fisica, mentale e spirituale non indifferente, che ci ha portati a preparare il nostro corpo e il nostro cuore a tutto ciò che un’esperienza simile comporta.
In questi mesi ho capito che la missione per me è già cominciata, è iniziata proprio nel giorno in cui ho deciso di aderire al progetto e ha preso forma attraverso i tanti passi fatti fino a qui.
Solitamente quando si parte per un viaggio si hanno tante domande da portare con noi, io invece, per questa volta ho deciso di partire senza punti interrogativi, ma solo con la voglia di donarmi, perché è solo nel darmi che potrò ritrovare Dio e me stessa.
Adesso sto per chiudere il mio zaino, credo proprio che non manchi nulla, davanti a noi c’è solo il cielo… e la terra rossa dell’Africa.

Alessandra Corti