La missione betarramita cinese in mostra a Dali

 

Una storia di soli trent’anni, quella dei betarramiti in Cina, che però – per il suo carattere avventuroso e quasi eroico – merita di essere raccontata. Lo ha fatto tramite immagini una mostra allestita tra il maggio e il dicembre scorsi a Dali, che ha celebrato proprio la missione della compagnia del Garicoits nel Celeste Impero. L’esposizione è stata promossa e ospitata dal Dali Photography Museum, una struttura di recente apertura (novembre 2014) che si propone di creare un archivio di immagini storiche della città a partire proprio dal patrimonio dei missionari che hanno operato in Cina fin dal primo Novecento. La scelta di riconoscere – anche se da un punto di vista più artistico che storico – il lavoro dei sacerdoti europei è un evento «storico» per la Cina, il cui regime patriottico mira a escludere ogni ingerenza esterna (compresa quella del Papa) sulle decisioni della Chiesa locale, col risultato di un perenne braccio di ferro tra Pechino e Roma in occasione di ogni nuova nomina episcopale.

 

Tra i primi evangelizzatori in Cina, i betarramiti hanno svolto un ruolo centrale a partire dal 1922, quando la congregazione Propaganda Fide invia alcuni giovani sacerdoti nella regione dello Yunnan, una vasta provincia del Sud del Paese al confine con Tibet, Birmania, Laos e Vietnam con una superficie di poco inferiore a quella italiana. L’evangelizzazione si rivela fin da principio un’operazione difficile: anche se non era la prima volta che dei missionari entravano in Cina, infatti, i cristiani rimanevano una minoranza (circa 16mila) su un totale di 15 milioni di abitanti divisi tra islamici, buddhisti, confuciani e animisti. Dal 1922 al 1952, anno in cui i betarramiti vennero espulsi dal paese dalle Guardie rosse di Mao, vennero inviati nello Yunnan oltre 30 padri del Sacro Cuore, tra cui tre italiani, i padri Severino Fognini, Luigino Gusmeroli e Gioacchino Spini. Proprio quest’ultimo, nel 1942 all’invasione delle truppe giapponesi nel Sud del Paese, è costretto a spostarsi da Pao Shan a Dali (che un tempo si chiamava Tali) dove si rifugiano gran parte dei betarramiti delle residenze meridionali più esposte ai venti della guerra. Qui proprio grazie ai betarramiti viene fondata la diocesi nel 1948 che è subito amministrata da uno di loro, il vescovo monsignor Lucien Lacoste. Dal 1949, però, i comunisti si installano nello Yunnan e da quella data inizia una persecuzione graduale contro i missionari cattolici, definiti «imperialisti camuffati» dalle gerarchie rosse, che verranno definitivamente espulsi nel 1952.

 

Oggi Dali – che si trova a 1800 metri sul livello del mare – conta una popolazione di circa 650mila abitanti, ed è oggi una delle principali destinazioni turistiche dello Yunnan. Del passaggio betarramita rimane la grandiosa cattedrale di Dali, intitolata proprio al Sacro Cuore, costruita negli anni Trenta dal padre Francois Palou e dal 1985 considerata monumento nazionale.

 

Alcune immagini della mostra sono sfogliabili sul sito Betharram.net.