La situazione in Centrafrica

La Repubblica Centrafricana non trova pace: nelle ultime settimane giungono notizie allarmanti dal Paese nel cuore del continente dove dal 2013 si combatte una sanguinosa guerra civile. Agli inizio di maggio, un rapporto di Human Rights Watch denunciava la morte violenta di almeno 45 civili negli ultimi tre mesi, soprattutto nella provincia centrale di Ouaka. Pochi giorni fa sei caschi blu delle Nazioni Unite sono stati uccisi dal gruppo anti-balaka e molti sono rimasti feriti in due diverse imboscate avvenuta nel sud-est del Paese contro i convogli della Minusca (la missione Onu in Repubblica Centrafricana). Le tensioni però riguardano anche la regione Nana-Mambéré dove operano i missionari betharramiti italiani. Proprio a Niem il gruppo armato 3R (Retour, Réclamation et Réhabilitation; composto da fulani, etnia di pastori di fede islamica che ha il suo quartier generale nella città di Koui da dove partono per razzie nella zona) ha installato un presidio e si rifiuta di rispondere all’ultimatum di lasciare il villaggio lanciato dalla Minusca, che ciò nonostante non ha ricevuto nessun ordine di azione dal comando di Bangui. Il leader camerunese del gruppo Sidiki Abass è entrato a Niem col pretesto di proteggere i pastori musulmani dagli anti-balaka, accusati di aver rubato loro il bestiame, facendo una ventina di morti tra gli abitanti e creando una specie di “consiglio comunale”. La situazione è confusa e si teme che il villaggio possa diventare un nuovo focolaio di violenze; la popolazione allarmata fugge (alcuni hanno già raggiunto Bouar) o trova riparo alla missione: oltre ai malati, l’ospedale ospita anche i  rifugiati. «La situazione è molto difficile – conferma fratel Angelo Sala – anche se la MINUSCA è presente con un centinaio di uomini vicino alla missione che quindi è in sicurezza. I ribelli si sono installati in un quartiere accanto al mercato: qui è deserto, la gente vive vicino alla missione». Lunedì scorso l’abbé Mirek, diocesano polacco e vicario generale della diocesi di Bouar, ha visitato il villaggio insieme all’imam per cercare di capire meglio la situazione. Martedì invece  il Programma Alimentare Mondiale ha fatto recapitare a Niem i suoi pacchi viveri per i bisogni della popolazione.