Lissone: 45 anni senza padre Giuseppe Airoldi

«Aveva terminato, come al solito il pranzo in comunità: era il 19 gennaio 1972. Era contento! Poi d’un tratto un malore. Per non impressionare nessuno si fa accompagnare in stanza: sente che è la fine. Domanda allora a un giovane confratello l’assoluzione poi aggiunge alcune parole a fior di labbra: “Domando perdono a tutti… Siate uniti… Amatevi… perdono, mio Dio”. È la fine. Non erano ancora passati dieci minuti dopo le sue ultime parole: quella sua voce così calda, così sonora, così ferma, così piena di appelli alla divina Provvidenza taceva per sempre».

 

Sulle colonne della Nef padre Giovanni Trameri ricordava così la morte di padre Giuseppe Airoldi, fondatore e primo parrocco della parrocchia di Lissone, scomparso esattamente il 19 gennaio di 45 anni fa. Una figura importantissima nella storia della congregazione italiana, ancora molto sentita nella «sua» chiesa del Sacro Cuore di Gesù dove anch’egli riposa. Nato ad Arese (Mi) nel 1908, orfano di madre dall’età di 13 anni,  il giovane Giuseppe lavorò in officina e poi in un emporio di tessuti prima come garzone e poi in qualità di sarto. Ma la sua vocazione alla vita religiosa inizia a farsi sentire e, dopo aver completato le scuole medie e superiori nel seminario minore dei betharramiti a Colico, parte per un anno di noviziato in Francia e poi per la Palestina dove frequenterà il seminario maggiore e verrà ordinato prete, l’11 luglio 1937. Padre Giuseppe inizia il suo ministero a Colico proprio alla vigilia della seconda guerra mondiale e qui darà saggio delle sue capacità pratiche nel cercare i viveri (che scarseggiavano) per i suoi ragazzi. Messo sulla lista nera da fascisti e comunisti per la sua attività clandestina e per aver addirittura nascosto degli ebrei nel solaio del seminario, padre Giuseppe, pur avendo rischiato più volte la vita, sopravvive al conflitto. Nel 1947 però è di nuovo negli stenti perché insieme ai confratelli si trova a dover gestire la fondazione del seminario maggiore di Albiate e a confidare in amici e benefattori. Con lo stesso spirito e sperando nella Provvidenza, padre Giuseppe finalmente si trasferisce a Lissone inizialmente con l’idea di fondare una scuola secondaria e poi per costruire una parrocchia nel quartiere al di là della ferrovia. La prima pietra viene posata il 29 aprile 1957 alla presenza del cardinal Montini e, dopo anni di sacrifici e stenti, la chiesa fu aperta al pubblico il 10 giugno 1961. La chiesa è «spuntata al di là del ponte in tre anni e mezzo, senza entrate sicure, ma contando solo su quelle inviate dalla Provvidenza». Il superiore generale di allora ringrazia «Questa magnifica chiesa è dovuta alla generosità della popolazione laboriosa e cristiana di Lissone e anche agli sforzi sovrumani,, ai sacrifici e alla fiducia ostinata di qualcuno che non nomino, perché mi sentirebbe e che d’altronde tutti qui conoscete». Il sacerdote definito dal cardinal Montini «un prete capace dii trasportare le montagne con la sua fede» prima della sua scomparsa disse: «I miei funerali siano l’ultimo silenzioso discorso del vostro parroco. Farò tutto quello che potrò per aiutarvi dal cielo».