L’ultimo betarramita lascia Bormio

Anche l’ultimo padre betarramita lascia il santuario di Bormio. Si tratta di una decisione sofferta, presa dal Vicariato d’Italia ormai qualche mese fa, che toglie un tassello alla competenza nella cura dei luoghi devozionali propria dei padri di San Michele e testimoniata in un recente convegno.

Ma la storia dei betarramiti nel santuario di Bormio, da almeno tre anni era affidato esclusivamente alle cure di padre Romano Martinelli, inizia molto tempo fa e l’allontanamento da quella realtà è stato lento e progressivo. I padri arrivano a Bormio nel 1968, chiamati dai comuni della Valle, per prendere in carico la gestione dello storico Liceo scientifico e linguistico, erede di un collegio edificato nel Seicento dai Gesuiti. Per 20 anni (cioè fino al 1988) i preti betarramiti hanno insegnato tra i banchi del liceo Alberti, promuovendo una cultura «moderna» e a tutto tondo, come richiedevano quegli anni caldi di contestazione. Alle classi tradizionali, infatti, si affiancavano gruppi sportivi, teatrali, folcloristici e cinefili che negli ultimi anni si sono tradotti nella nascita di una scuola sperimentale approvata dal Ministero.

Alla partenza dei «padri professori», padre Romano Martinelli era già (dal 1983) rettore della chiesa di Sant’Ignazio, un gioiello artistico dell’intera Valtellina: a lui si aggiungeranno i padri Celestino Gusmeroli e Damiano Colleoni dal 1990 al 1993, poi Tarcisio Giacomelli (dal 1994), Celeste Perlini e dal 2004 Guido Pradella. Ma è sempre Padre Romano a svolgere la vera attività di gestione del santuario, celebrando la Messa e dando disponibilità per le confessioni. La sua presenza diventa fondamentale nei mesi estivi, quando molti villeggianti si imbattono nel bel santuario di Sant’Ignazio. In questi ultimi anni la presenza sul territorio dei padri betarramiti è sempre stata nascosta e silenziosa, secondo lo spirito betarramita, ma efficace. Anche oggi che il santuario viene riconsegnato alla parrocchia, resta indelebile a Bormio il segno del carisma di san Michele.