Makila: Garicoits è un santo attuale?

di Ennio Bianchi

 

Il carisma betharramita è attuale? È questa la domanda da cui comincia il nostro approfondimento di oggi. Questo modo di vedere Cristo, di viverlo, di comunicarlo risponde alle esigenze del nostro tempo, può essere recepito come vitale per gli uomini che intendono vivere il cristianesimo nella loro esistenza quotidiana, nella società nella quale sono immersi, può essere uno “strumento” per l’evangelizzazione che oggi la Chiesa chiede ai fedeli tutti?

 

Dobbiamo essere consapevoli che soltanto una spiritualità che attinge a Cristo e al suo vangelo e che è in grado di illuminare e guidare la vita del cristiano nel momento storico in cui vive è realmente attuale. Allora ci chiediamo: la spiritualità di S. Michele – che è vissuto nell’Ottocento – è oggi ancora proponibile ai laici che vivono nel mondo del Terzo Millennio? La risposta è positiva. La spiritualità betharramita è in grado di essere guida sicura per i laici che ad essa vorranno ispirare la loro vita di cristiani credenti e impegnati.

 

Spiritualità” (e non “spiritualismo”) non è estraniarsi dalla complessità della vita del proprio tempo per immergersi in una condizione appartata, intimista e spesso pessimista e tutto sommato comoda. Ma è invece una profonda e intima assunzione dei problemi complessi in cui si vive,  però con un’attitudine nuova: vivere da “uomini spirituali” per comprendere i “segni dei tempi” che hanno bisogno di essere interpretati e risolti alla luce del vangelo.

 

E l’“Eccomi” di Cristo – colto nella sua estensione storica e nella sua capacità di propulsione evangelizzatrice – si pone come inevitabile perno di tale spiritualità, robusta e missionaria. Ed è la spiritualità alla quale ci richiama la Chiesa del nostro tempo

 

Il Terzo Millennio, che si aperto con il ricupero, da parte di tutta la Chiesa, concettuale e pastorale dell’Incarnazione (l’evento che ha portato nella nostra storia il Verbo eterno e ve lo ha “imprigionato” nella carne) rende più che mai attuale la nostra dottrina spirituale.

 

Oggi la Chiesa ripete con slancio la medesima parola di Cristo. “Eccomi”, offrendo se stessa al suo Fondatore come oblazione sincera e totale e come dinamica disponibilità alla nuova evangelizzazione dell’uomo. L’“Eccomi” della Chiesa è – insieme – discernimento degli spazi per la comunicazione della Parola di Dio e prontezza nel rendersi operante per essi ed in essi.

 

L’“Eccomi” è la parola antica che percorre la Storia della Salvezza e che diviene la parola nuova nell’oggi della Chiesa e che sarà sempre, nel domani, la parola del credente e delle comunità cristiane che vorranno essere eco della Parola di offerta totale del Verbo incarnato. Si tratta – allora – di prolungare attraverso la nostra storia la realtà stessa dell’Incarnazione, di rendere – cioè – visibile la presenza ed il cammino di Cristo con noi.

 

Perciò “comunicare e ridire la fede oggi” è sinonimo di “spiritualità dell’Areopago” (ad imitazione dell’apostolo Paolo che ad Atene si è immedesimato nella cultura dei greci, senza però sposarla in tutte le sue espressioni), di spiritualità dell’Incarnazione, appunto. La “spiritualità della Storia” (che per il credente è sempre “storia della Salvezza”) è fondata sull’“Eccomi.” E deve essere questa la spiritualità del credente cristiano vero, adulto, in grado di modellare la propria esistenza sullo slancio di Cristo.