Makila: Michele che riconosce Dio nella vita

di Ennio Bianchi

 

I due anni seguiti alla chiusura del seminario costituiscono un periodo cruciale per la vita di don Michele. Si interrogava sul futuro della sua vita, che aveva dedicata tutta a Dio, e a lui si rivolgeva con fede e costanza per conoscere la sua volontà.

Per don Michele era fondamentale sapere riconoscere negli avvenimenti della vita, apparentemente senza senso,  la volontà di Dio, perché era convinto che nulla nella nostra esistenza è senza senso se sappiamo leggerla con gli occhi della fede.

Nel silenzio della contemplazione e della preghiera vanno precisandosi in lui pensieri, intuizioni, progetti che già da tempo sentiva – in modo ancora informe – agitarsi in lui. Dio agiva nel suo cuore: Il Signore l’aveva posto nell’apparente sconfitta di un’opera per prepararne un’altra, più universale e rispondente alle necessità dei tempi.

E i tempi presentavano una situazione religiosa della Francia – dopo i colpi inferti dalla Rivoluzione – veramente drammatica. Don Michele – attento lettore della realtà storica – ne è ben consapevole: scristianizzazione diffusa, povertà di istruzione morale, chiusura di istituti religiosi, diminuzione di sacerdoti, perdita di convinzioni e valori cristiani. La stessa situazione del clero lascia molto a desiderare: formazione approssimativa, indisciplina, smarrimento di certezze, ripiegamento sull’esistente, incapacità di progettazioni audaci.

Don Michele resta profondamente e dolorosamente colpito dall’avere visto parecchi vescovi piangere, per non potere ottenere obbedienza e disponibilità dai propri sacerdoti. A poco a poco, nella preghiera e nello studio della realtà sociale e religiosa, si precisa il progetto che da tempo maturava in lui: il progetto di formare un gruppo di preti che fossero a disposizione dei vescovi per una evangelizzazione capillare, per contribuire alla rinascita spirituale della Francia.

Ed allora i due anni che lo videro “superiore di quattro mura” furono provvidenziali per la messa a fuoco del suo disegno. Meglio: del disegno di Dio, che sa parlare e rivelarsi “nell’oscurità” degli avvenimenti esistenziali individuali e  storico – sociali. Don Michele aveva scoperto la volontà di Dio nei suoi riguardi.

 

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