Makila: Michele, santo pretino di Cambò

di Ennio Bianchi

 

Il primo incarico di don Michele è quello di vicario a Cambò, una cittadina vicino a Bayonne. Il parroco è vecchio e ammalato, il suo impegno pastorale langue da tempo e la gente è animata da un feroce anticlericalismo, che vede in prima fila il sindaco.

La Rivoluzione rivela fin qui i guasti prodotti dallo spirito antireligioso che l’ha guidata in molte scelte. Don Michele entra con consapevolezza nella sua epoca ed opera in essa tenendo concretamente conto delle necessità spirituali e culturali del tempo. Don Michele rimane a Cambò solo 18 mesi, ma trasforma il paese. Abita con il vecchio parroco e lo cura con assiduità. In un certo senso continua la sua vita di domestico.

 

Ben presto è assediato dai parrocchiani (attirati dalla sua parola e dal suo esempio), dagli ammalati (che lo chiamano senza posa, confortati dalla sua parola semplice e sentita), dai giovani (attratti dalla sua personalità forte e dolce nello stesso tempo), dai poveri (che in lui vedono un benefattore attento e sensibile). La sua predicazione durante le celebrazioni liturgiche scuote le coscienze.

 

Qui si delinea anche l’aspetto principale della sua spiritualità, che si preciserà in un futuro non molto lontano: la devozione al S. Cuore. Fa nascere la prima “Confraternita del S. Cuore” e coinvolge tutto il paese in questa devozione. Cambò è irriconoscibile. Anche gli anticlericali più accaniti si arrendono a quello che ormai viene chiamato “il santo pretino di Cambò”. Primo tra tutti il sindaco, che diviene un fervente cristiano.
Ma il fautore di questo “miracolo” non è destinato a goderne i frutti. Altrove è il compito che l’aspetta, i disegni di Dio su Michele sono altri.  Il suo vescovo lo chiama – alla fine del 1825 – a reggere il seminario di Betharram, accanto al santuario della “Madonna del Bel Ramo” (questo il significato del termine in lingua basca), allora uno dei più celebri centri mariani della Francia, a pochi chilometri da un paesino allora sconosciuto: Lourdes.

 

La vita del seminario lasciava piuttosto a desiderare: il vecchio rettore don Lassalle non è più in grado di assicurare la disciplina, la serietà degli studi e la vita spirituale. Don Michele compie anche qui “il miracolo” di Cambò. Come animatore e poi superiore del Seminario, riporta la disciplina con un’azione improntata alla carità ma anche alla fermezza; fa sentire la necessità ed il gusto della preghiera e della meditazione; insegna con profondità la filosofia e la teologia; accompagna spiritualmente i seminaristi alla scoperta dell’amore di Dio e li conquista alla devozione eucaristica e mariana.

 

Si “impone” con la parola, ma soprattutto con l’esempio di una vita spirituale e culturale che diviene modello per tutti e che tutti accettano, perché presentata con sincerità ed umiltà. Ma Dio sembra giocare con Michele: nel 1833 il seminario viene spostato a Bayonne ed egli rimane “superiore di quattro mura”, come amava dire.

Il futuro è fosco: tutto da ricominciare? E in quale direzione?

 

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