Makila: Michele, sguattero con il sogno di Dio

di Ennio Bianchi
 

Il desiderio di Dio spingeva san Michele Garicoits a mettersi al suo servizio per portarlo agli uomini. Pur ancora confusamente, avvertiva (dalle discussioni in casa e dalla clandestina attività dei genitori a favore dei sacerdoti) la drammaticità della situazione spirituale venutasi a creare con la Rivoluzione. La sete di Dio diventava ansia apostolica.
 

Ma non c’erano i soldi necessari per gli studi: la povertà della famiglia richiedeva Michele al lavoro dei campi. Una sofferenza per il giovane e per la sua famiglia, che lo avrebbe visto volentieri prete. Intervenne la nonna Caterina, che riuscì a trovare per lui un posto di domestico presso il parroco di un paese vicino, Saint Palais, dove Michele svolgerà diversi lavori (oltre che domestico sarà anche sguattero e sacrestano) per potersi mantenere gli studi nel locale collegio.
 

Un’esperienza che continua quella di sempre e che ripeterà varie volte negli anni successivi presso altri collegi e seminari. Il cammino verso il sacerdozio fu sempre, per Michele, diviso tra le più umili e faticose prestazioni domestiche e lo studio, che molto spesso lasciava alla notte, dopo avere svolto le sue mansioni nelle case dei “padroni”.

 
Ma intanto il carattere ribelle del giovane si trasformava: le dure necessità della vita lo forgiavano alla comprensione e alla sopportazione delle esigenze degli altri, alla dolcezza del tratto nelle relazioni, alla disponibilità, alla prontezza delle esecuzioni.
 
Nello studio diede tutto se stesso: in ciò fu aiutato dalla sua ferma determinazione, dal suo carattere forte, da una pronta intelligenza, da una versatilità e da una curiosità che lo portavano ad applicarsi con metodo e continuità in ogni materia. Furono anni di fatica, ma anche di ricchezze intellettuali e spirituali, che più tardi riverserà nella cura pastorale e nella sua congregazione.
 
Furono soprattutto anni di scoperta di Dio: la preghiera quotidiana, lo studio e la meditazione costanti e profondi della Sacra Scrittura lo accompagnarono e lo illuminarono sempre nel suo personale itinerario verso “le cime” sognate da bambino. Il suo desiderio si realizzò il 20 Dicembre 1823 nella cattedrale di Bayonne: fu consacrato sacerdote.
 
La prima messa di don Michele ad Ibarre vede la sua famiglia riunita  accanto a lui nella gioia più piena e nel ringraziamento più sentito a Dio per la grazia ad essa concessa di un figlio prete. La formazione religiosa della madre ha portato frutti copiosi ed insperati. Alla festa manca la nonna Caterina, morta nel 1813, lei che aveva dato al novello sacerdote la possibilità di intraprendere gli studi. Unico motivo di tristezza nel giorno più atteso da tutti.
 
Il cammino di Michele terminava, per un aspetto. Ne incominciava un altro più difficile e più entusiasmante. La vita lo aveva preparato ai disegni di Dio sul suo conto.

 

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