Noy la “piccola”, una grande figura di volontaria

 

“In tutti questi anni, guardando tutti questi bambini, e ragazze ho visto in loro l’amore vero, il loro amore per me ma anche gioia e felicità. Rifarei tutto ciò che ho fatto, qualsiasi scelta”.

Tutti la chiamano Noy, che vuol dire “piccola”, o anche “cru Noy”, maestra piccola. Dal 1987 è lei il motore di Ban Konthip, il laboratorio sartoriale nato nella missione betarramita in Thailandia. Il suo vero nome è Suvaraphon Yindeengarm ed è una thai cattolica. Nel 1975 è salita sui monti come insegnante in una scuola vicina al villaggio di Ban Pong, ha imparato la lingua akha e ha maturato la sua vocazione di dedicare la vita ai bambini del luogo. Noy non è sposata, ma non è neppure suora: in passato ha avvicinato alcune comunità religiose però non le sono piaciute, perché quel che cercava era lavorare coi bambini in modo libero e familiare, in un luogo dove persone adulte, anziani e bambini vivessero insieme.
Al Centro ha trovato l’ambiente giusto. Padre Alberto Pensa l’ha appoggiata da subito, l’ha mandata anche un anno in Italia a vedere strutture per bambini cui ispirarsi… Il missionario lo riconosce: “Ban Konthip è la sua opera più che la mia; il cervello è lei, senza di lei il Centro oggi non ci sarebbe. Lei vive con le bambine, si cura di loro dall’inizio alla fine, va persino a prendere i minori arrestati dalla polizia e se le ragazze hanno bisogno di cure le porta all’ospedale… Ormai la conoscono tutti, fa da interfaccia tra il Centro e la vita thailandese, anche perché ha doti comunicative eccezionali. E’ davvero preziosissima, fare il suo mestiere non è facile ma sa circondarsi delle ragazze migliori e più dotate per darle una mano, le coinvolge responsabilizzandole e insegna loro ad autogestirsi. L’importante per Noy non è la struttura ma sono le persone. Una volta ha trovato un ragazzo che chiedeva l’elemosina, malato, l’ha portato al Centro; è stato con noi un anno, è guarito, l’ho battezzato, si è sposato, ormai ha due figli all’università e ci è sempre riconoscente”.

Un’altra volta un giovane che aveva frequentato le elementari al Centro ha telefonato dagli uffici della polizia, dove era stato fermato perché non in possesso dei documenti richiesti: non avendo la cittadinanza, pur essendo in Thailandia fin da bambino o forse anche essendovi nato, non può uscire dal proprio distretto; invece, ignaro della cosa, era andato ad accompagnare un malato all’ospedale di Chiang Rai, a un centinaio di chilometri dal suo villaggio, e nel viaggio di ritorno era stato fermato dalla polizia. Anche se la caserma è a 70 km di distanza dal Centro, Noy parte immediatamente per chiarire la situazione; riferisce alla polizia che il giovane ha frequentato le scuole al Centro, che è un bravo ragazzo, sempre disponibile ad aiutare gli altri; non può ottenere il rilascio immediato, ma il giorno dopo il malcapitato potrà uscire dietro pagamento di una piccola multa. In questa come in molte altre situazioni, Noy “la piccola” ha fatto grandi cose per i suoi ragazzi.