Nzapalainga, la berretta rossa del Centrafrica

Il Vaticano si è tinto di porpora, ieri 19 novembre, per la creazione di 17 nuovi cardinali. In occasione del Concistoro, preludio della conclusione dell’anno della misericordia, papa Francesco ha nominato importanti membri del collegio cardinalizio che si arricchisce di 228 porporati, di cui 121 elettori.  Come già annunciato dal papa, nella scelta dei nuovi cardinali ha pesato la provenienza geografica degli stessi volta a dare rappresentatività alle «periferie del mondo». Tra i nuovi eletti, infatti, per la prima volta ci sono rappresentanti del Bangladesh, delle Isole Mauritius, della Papua Nuova Guinea, di Malaysia, Lesotho e Repubblica Centrafricana dove i padri di Bétharram hanno alcune missioni. «Ero nella savana per l’ingresso del nuovo parroco, a San Francesco Saverio, a Bossembelé – ha detto il cardinale di Bangui Dieudonné Nzapalainga– Mi è arrivato un messaggio dopo la messa. L’ho accolto come una chiamata di Dio: un povero che si ritrova nella savana, vengono a cercarlo per compiere una missione». La sua nomina in particolare ha fatto molto scalpore: innanzitutto perché con i suoi 49 anni sarà il più giovane membro del Sacro Collegio; ma in seconda battuta a causa della sua importante attività di pacificazione e di dialogo con le altre istituzioni religiose in un Paese dilaniato da una guerra civile che ha anche una base etnico-religiosa. Tanto che al Concistoro di ieri, Nzapalainga ha partecipato insieme all’Imam e al Pastore evangelico della capitale della Repubblica Centrafricana. «Essere cardinale – ha dichiarato un paio di giorni fa monsignor Nzapalainga a TG2000 – non è un onore, ma un servizio che il Signore ci dà per essere ponte fra differenti comunità, perché il dialogo, la pace e la riconciliazione tornino».
Prima di partire per Roma, il cardinale ha portato viveri e materiale didattico nel “KM5” ovvero il quartiere a prevalenza musulmana dove le continue sparatorie impediscono ai ragazzi di andare a scuola: «Vengo sempre qui e ho la certezza che sarò sempre accolto. Essi credono in Dio, sono musulmani. Io sono cristiano. Comunque, siamo tutti centrafricani». Un monito alla riconciliazione che si trova anche nelle parole di papa Francesco che durante la cerimonia nella basilica Vaticana si è rivolto direttamente ai neoeletti, dicendo: «Caro cardinale, il cammino verso il cielo comincia nella pianura, nella quotidianità della vita spezzata e condivisa. La nostra vetta è la qualità dell’amore, la nostra aspirazione è cercare nella pianura della vita di trasformarci in persone di perdono e riconciliazione. Caro fratello, oggi ti si chiede di custodire questo invito ad essere misericordioso come il Padre, sapendo che se c’è qualcosa che deve preoccuparci è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione della vicinanza con Gesù Cristo». Il cardinale, cui il papa insieme alla berretta cardinalizia ha affidato il titolo di Sant’Andrea della Valle, ha detto: «Il Centrafrica è un Paese benedetto e amato da Dio è giunto il momento di guardarci in faccia per disarmare i nostri cuori e le nostre menti al fine di ricostruire questo bellissimo Paese. Il cammino da intraprendere passa attraverso la conversione, il dialogo, l’accettazione degli altri. La vita appartiene agli araldi, e se i centrafricani vogliono entrare nella storia, devono accettare il perdono e la riconciliazione».

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