Padre Fognini: il domatore di elefanti

Un montanaro che non può stare in montagna, un missionario che rischia di essere rimandato a casa. Padre Severino Fognini, di cui il 28 aprile ricorrono i 40 anni della morte, è stato il patriarca dei missionari betharramiti italiani: il primo dei nostri connazionali ad essere inviato in Cina, uno dei fondatori della missione in Thailandia.
La sua vita è piena di colpi di scena, spesso dolorosi. Nato a Tartano (Sondrio) nel 1911, ad appena 7 anni il piccolo Severino perde in un colpo solo mamma, papà e sorella maggiore, uccisi dalla terribile epidemia di febbre “spagnola”. Lui e i fratellini vengono divisi nelle famiglie degli zii, ma di lì a poco incontra padre Cirillo Lazzeri (uno dei primissimi betharramiti italiani) e decide di seguirlo in seminario prima in Francia e poi in Palestina. Nel 1937 diventa prete e chiede di partire per la Cina, dove la congregazione di san Michele aveva aperto da 15 anni una missione a Tali, nella regione dello Yunnan.
Tali si trova a 2200 metri di altezza e si pensa che non ci saranno problemi ad acclimatarsi per un montanaro come lui. Invece il giovane Fognini viene colpito da un’insonnia quasi totale e inattaccabile dai sonniferi; si pensa a malincuore di rimandarlo a casa, ma prima passa da Hanoi, in Vietnam, dove ci sono medici più specializzati. Lì si scopre che il suo organismo non sopporta l’altitudine; per cui si decide di “dirottarlo” in una zona meno elevata: così padre Fognini comincia il suo apostolato (spesso solitario) fra le tribù dei Katchin e degli Shan, nelle foreste verso il confine con la Birmania.
È un segno del destino. Infatti, quando i missionari stranieri verranno espulsi dalla Cina comunista nel 1951, padre Severino trova naturale fermarsi al di là della frontiera, nel nord della Thailandia, dove vivono etnie apparentate a quelle già conosciute in Cina. Aiutato anche dalla facilità nell’apprendere le lingue e dell’abitudine alla vita dura e di lavoro manuale, padre Fognini diventa dunque uno degli esponenti più attivi della pattuglia betharramita che fonda la Chiesa nella futura diocesi di Chiang Mai. In particolare è l’iniziatore della missione di Maepon, anzi dello stesso villaggio di kariani che si sviluppa infatti intorno alla chiesa e alla scuola da lui costruiti sfruttando la forza motrice degli elefanti domestici, poi di quella di Huay Tong. In tutto un quarto di secolo di avventure, viaggi a piedi per visitare le cappelle dei dintorni, fatiche inenarrabili. Malandato in salute, rientra in Italia nel 1977 e muore due anni più tardi a Monteporzio Catone.