Padre Recalcati: «Paso de los Toros sarà una sfida»

I betharramiti italiani traslocano, anche in Uruguay. La comunità di padri di san Michele che abita nel Paese latinoamericano e della quale fanno parte fratel Victor Torales, padre Eder Chaves Goncalves e il sovicese Angelo Recalcati si è infatti spostata di un centinaio di chilometri e precisamente da Tacuarembò a Paso de los Toros, a 250 chilometri da Montevideo.
Padre Angelo spiega: «A Tacuarembò eravamo in un quartiere vicino a una chiesina che aveva bisogno di più di una riforma, ma dove si trovavano regolarmente una cinquantina di persone ogni domenica, oltre ai “fedelissimi” di tutti i giorni… per lo più, anziani e bambini. Lì il lavoro grosso era quello di visitare (qui parlano del “visiteo” un neologismo che allude all’abitudine di visitare senza uno scopo troppo definito) la gente dei paesini in un raggio di 70 km attorno al quartiere. Era un lavoro esigente e che non rendeva frutti molto visibili, ma comunque importante perché era un modo di dire a quella gente che anche se i politici e le istituzioni si dimenticavano di loro, Dio e la Chiesa non li dimenticava né li abbandonava».

 

Poi però la svolta. Già da metà dell’anno scorso una parrocchia del sud del dipartimento di Tacuarembò (una delle due ramificazioni della diocesi) restò senza parroco e, fino a dicembre, alcuni preti diocesani e lo stesso vescovo Julio Bonino hanno messo in piedi un sistema di turnazione per assistere la parrocchia. Infatti – continua padre Angelo – «Paso de los Toros è una cittadina di 15mila abitanti nel bel mezzo dell’Uruguay sul fiume Rio Negro sul quale, proprio in quella zona, ci sono tre dighe idroelettriche. La chiesa principale – dove abbiamo fatto il nostro ingresso il 5 marzo – è la chiesa Santa Isabel, ma poi ci sono altre cinque chiese e tre comunità di campagna (Chamberlain, Centenario e Peralta, che dista più di tutte, 50 chilometri».

 

Per diversi anni la parrocchia è stata gestita dagli Oblati di Maria Immacolata che hanno fatto un ottimo lavoro sia dal punto di vista pastorale che dal punto di vista edilizio e strutturale. Grazie al loro lavoro, la comunità è dunque abbastanza organizzata: «Pensate che per più di nove mesi, senza un prete fisso e con sacerdoti solo per dire messa, hanno fatto andare avanti la parrocchia da soli e tutto è andato via liscio. Il vescovo, affidandoci la parrocchia, ci ha detto: “Per carità, non fate niente al posto dei laici! Lasciate che loro facciano quello che sono capaci di fare da soli”. Lo ammetto: non è sempre facile restare con le mani in mano, la voglia di sostituire i laici è molto forte, ma vogliamo, dobbiamo resistere alla tentazione. È una bella sfida».