Pistoia accende i riflettori sul Centrafrica

L’edizione toscana della mostra fotografica «Al cuore nero del mondo» si è aperta domenica, una giornata soleggiata su Pistoia. Presso il  chiostro della chiesa san Francesco, convento di pregio da poco gestito dai padri betharramiti, oltre cinquanta immagini hanno regalato ai primi visitatori uno spaccato della Repubblica Centrafricana. Da un lato, i missionari di san Michele impegnati a Niem e a Bouar che ben conosciamo; dall’altro le opere di Un Raggio di Luce Onlus, la fondazione con sede a Pistoia con all’attivo diversi progetti realizzati in diverse zone del Centrafrica. A dare il via alla rassegna, che sarà visitabile in loco fino al 25 giugno (info qui), una serie di interventi che hanno acceso i riflettori su questo Paese dimenticato dal quale, proprio in questi giorni, arrivano notizie tutt’altro che confortanti. La moderatrice Silvia Vienni, dell’associazione Un Raggio di Luce, dopo un doveroso ringraziamento al parroco padre Maurizio Vismara che ha ospitato la rassegna, ha innanzitutto dato la parola a padre Mario Longoni, economo del Vicariato d’Italia della congregazione betharramita, il quale ha spiegato le ragioni di questa collaborazione che vede in prima linea diverse persone e associazioni che operano però per lo stesso obbiettivo.  Dopo di lui, il rappresentante di AMICI Betharram Onlus Giovanni Parolari ha raccontato ai presenti il lavoro dei padri che da 30 anni vivono in Repubblica Centrafricana: «Di strada i missionari ne hanno fatta, sono stati creati dal nulla tantissimi progetti. Per l’anniversario ci siamo fatti un regalo e abbiamo mandato Vittore in Centrafrica… Io me lo ricordo prima di partire e quando è tornato: l’ho visto diverso, era un fiume in piena…  Molto probabilmente anche lui ha lasciato una parte di sé là, proprio come me». Anche il presidente di Un Raggio di Luce Paolo Carrara ha illustrato i progetti di microcredito, promozione sociale ed educazione che dal 2006 grazie alla fondazione sono attivi nel Paese. Infine, il fotografo Vittore Buzzi ha concluso: «Come hanno fatto cinque persone con la sola forza di volontà a tirare avanti 30 anni in Centrafrica e progettare non per la gente ma con la gente? Tutti i loro progetti si basano sulla parola «Eccomi», non sul «Vediamo, si può fare, è difficile»… «Eccomi» per 30 anni in cui non hanno mai girato la faccia dall’altra parte. Questo darsi tutti i giorni mi ha fatto vedere una cosa importante che io non ho, ovvero la fede. Io non ce l’ho, però l’ho vista. Non sono storie di massa, ma sono importanti e cambiano la vita».