Repubblica Centrafricana in attesa del Papa

Porta della cattedrale di Bangui (foto di Maurizio Di Schino)

Papa Francesco andrà in Centrafrica. A confermarlo – dopo mesi di dubbi e preoccupazioni, culminate nell’appello dei servizi segreti francesi che scoraggiavano il pontefice dal mettersi in viaggio dopo gli attentati di Parigi – è la sala stampa della Santa Sede con il segretario di Stato Pietro Parolin che ha confermato il programma. Nonostante i responsabili della sicurezza vaticana abbiano compiuto innumerevoli sopralluoghi nelle zone visitate da Francesco, ci si riserva però di annullare ogni impegno istituzionale per il minimo segnale di allarmi dell’ultimo minuto. Sulla carta, comunque, papa Francesco arriverà in Repubblica Centrafricana domenica 29 novembre, dopo aver visitato Kenya e Uganda: nella capitale Bangui dovrebbe incontrare il capo di Stato, i vescovi, i giovani e visitare un campo profughi. Qui, come annunciato nell’Angelus di ognissanti, il papa aprirà la porta santa della cattedrale di Bangui – e sarebbe la prima volta che un Papa sancisce l’apertura del Giubileo lontano da San Pietro. Ma non solo: il giorno seguente il papa incontrerà la comunità musulmana nella moschea centrale di Koudoukou: un gesto molto significativo in questi giorni di conflitto di matrice etico-religioso in tutto il mondo.

 

Cosa succede in Rca. Nella stessa repubblica centrafricana infatti dal 2013 è in corso una guerra civile tra milizie musulmane e cristiane che in settembre è culminata in una serie di scontri che hanno letteralmente paralizzato la capitale e lasciato oltre 70 morti. La storia degli ultimi tre anni, nella Repubblica Centrafricana, è complessa e ricca di episodi di violenza: tutto inizia con i ribelli musulmani della coalizione Seleka che nel marzo 2013 depongono il presidente François Bozizé, scappato in Camerun; da qui nasce un movimento di opposizione formato dalle milizie cristiane degli «anti-Balaka», ovvero gli «anti-machete». La guerra civile diventa rapidamente religiosa (ma anche economica): ci sono migliaia di morti e un milione di sfollati. Oggi la presidente provvisoria è Catherine Samba-Panza, che dovrebbe portare il Paese ad elezioni il 27 dicembre. Lei spera nella venuta del pontefice, perché sostiene che «il suo arrivo sarà una benedizione».

 

L’importanza del viaggio del Papa. Anche il cardinale Pietro Parolin segnala l’importanza di questo viaggio apostolico: «Nel mondo lacerato dalla violenza, è il momento giusto per lanciare l’offensiva della misericordia. Si può capire che dopo gli attentati ci sono sentimenti di vendetta ma bisogna davvero combatterli. Il Papa vuole che il Giubileo serva alle persone per incontrarsi, comprendersi e superare l’odio. Dopo gli attentati, questa finalità esce rafforzata. Riceviamo la misericordia di Dio per adottare questo atteggiamento verso gli altri. La misericordia è anche il più bel nome di Dio per i musulmani, che possono essere coinvolti in questo Anno santo, come l’ha voluto il Papa». E aggiunge: «Il Vaticano può essere un bersaglio a causa del suo significato religioso. Ma non ci si farà paralizzare dalla paura: dell’agenda del Papa non continuerà nulla».