Un arcobaleno di culture a Bétharram

Dal nostro inviato Giovanni Parolari, appena rientrato da Bétharram dove ha trascorso qualche giorno nel santuario mariano e casa madre della congregazione del Sacro Cuore insieme ad altri giovani provenienti da tutto il mondo.

Eccomi finalmente a Bétharram!
Dopo aver avuto la fortuna di poter conoscere realtà dei padri betarramiti in Italia ma anche in Repubblica Centrafricana e Thailandia, mi trovo finalmente a conoscere il posto chiave, dove tutto è cominciato. Avendo vissuto un anno in missione a Bouar e lavorando ormai da tre anni nell’associazione AMICI Betharram Onlus, conoscere un minimo di storia di San Michele e della sua spiritualità è obbligatorio; tuttavia finora non ero mai stato a Bétharram e quel che sapevo di quel luogo derivava solo dai racconti dei padri e da qualche fotografia.
Su invito del generale padre Gaspar, anche io venerdì 15 luglio arrivo finalmente a Bétharram, proprio durante la sessione di formazione dei giovani provenienti da tutto il mondo. L’idea del weekend era di ritrovarsi con altri giovani (francesi, ivoriani e paraguayani), in cammino verso Cracovia per la giornata Mondiale della Gioventù, e condividere con loro esperienze e speranze.
Un arcobaleno di colori, un arcobaleno di lingue diverse, di tradizioni e culture ha caratterizzato questo incontro, molto semplice ma pieno di amicizia. Ognuno ha presentato con foto e video la propria realtà; mentre la sera, dopo cena, abbiamo percorso in silenzio la via Crucis verso il Calvario, interrompendoci solo per la preghiera davanti a ogni stazione. Alla cappella della resurrezione, i giovani del Paraguay insieme a padre Gaspar hanno organizzato una rappresentazione con canti, balli e giochi intorno a un falò. La domenica abbiamo incontrato padre Laurent Bacho il quale ha illustrato la spiritualità di San Michele e poi abbiamo partecipato alla messa «internazionale» con canti in ogni lingua parlata dai presenti.

Cosa rimane di questi giorni?
Di certo la consapevolezza che nonostante quella betarramita sia una famiglia piccola, è una famiglia viva.
Ho avuto occasione di conoscere nuove persone, nuovi amici, di rivedere anche giovani che ho conosciuto in terra di missione, ho avuto modo di parlare con loro, di ridere, di conoscerli e farmi conoscere.
Ma quello che mi sta più a cuore è il fatto che pur provenendo da quasi ogni angolo del mondo, pur essendo “diversi” mi sono sentito “in comunione” con ciascuno dei presenti, io mi sono sentito dentro una Famiglia: una famiglia che comprendere religiosi, sacerdoti, fratelli, giovani in formazione e laici.
Ho potuto conoscere laici che sono impegnati nell’animazione missionaria nell’assocIazione “Au coeur du monde”, laici della fraternità “Me Voici”: con loro mi sono potuto confrontare e condividere le esperienze.
Porto con me il sorriso di ciascuno dei giovani in formazione, le loro storie, il loro cammino.
Spero che questa esperienza, seppur breve, possa essere riproposta anche ad altri giovani: un modo per far conoscere Bétharram, San Michele, la sua storia, i suoi luoghi la sua spiritualità ma anche per incontrare coloro che stanno vivendo il proprio «eccomi».

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