Un pellegrinaggio lungo 45 anni

Carissimi amici,

prendo in prestito le parole di Papa Francesco scritte in occasione della Giornata Mondiale Missionaria: «La missione della Chiesa è animata da una spiritualità di continuo esodo. Si tratta di uscire dalla propria comodità e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce del Vangelo». La missione della Chiesa stimola un atteggiamento di continuo pellegrinaggio attraverso i vari deserti della vita,  le esperienze di fame e sete di verità e di giustizia. La missione della Chiesa ispira un’esperienza di continuo esilio per fare sentire all’uomo assetato di infinito la sua condizione di esule in cammino verso la patria finale, proteso tra il “già” e il “non ancora” del Regno dei Cieli». Mentre cercavo di mettere per iscritto quello che mi suscitavano queste parole, mi sono tornati alla mente alcuni piccoli episodi di questi 45 anni di missione. Mai avrei pensato che dopo qualche anno dalla mia ordinazione sarei partito per terre lontane. E invece le vie del Signore sono infinte ed è così che è cominciato il mio pellegrinaggio.

Un pellegrinaggio iniziato in una piccola casetta in legno pensata per quel missionario che arrivava da lontano e che forse sarebbe rimasto poco. Un pellegrinaggio di conoscenza per mettersi in cammino con la gente del posto, con le sue tradizioni, usanze e la lingua. Un pellegrinaggio di cammino al seguito di emigranti in cerca di posti migliori: quante volte ho dovuto camminare lungo un sentiero nella foresta come un esploratore per accompagnare quelle piccole comunità isolate che si formavano. Oggi sono quasi tutte facilmente raggiungibili, ma se il passare del tempo ha cambiato molte cose, non ha mutato lo spirito che ci pervade ogni qualvolta che raggiungiamo queste persone: la loro attesa per il missionario, l’accoglienza e la preparazione dell’incontro. Certo in ogni comunità, grande o piccola che sia, vi sono problemi e questioni da risolvere; a volte, in momenti di sconforto, mi capita di pensare se questo pellegrinare ha portato buoni frutti.Un pellegrinaggio fatto di emozioni: l’emozione di vedere davanti alla cappella della missione tutte le scarpe di ogni taglia ben allineate all’esterno, di vedere al suo interno piccoli e grandi in attesa di cominciare la giornata come in una famiglia. L’emozione dell’incontro di nuove famiglie di chi ha passato l’infanzia qui al Centro: un loro abbraccio, un loro saluto e un loro sorriso sono sempre doni lungo il cammino.
Durante il pellegrinaggio ci si accorge che, nonostante tutto, non si è mai pronti a ciò che può accadere: non si è pronti a vivere nello stesso giorno momenti di gioia e felicità e poco tempo dopo momenti di tristezza e pianto. Come ogni anno nel mese di agosto la Thailandia organizza la festa della mamma, che coincide con il compleanno della Regina. Anche al Centro: i genitori , soprattutto le mamme dei piccoli ospiti, raggiungono la missione per passare una notte con i loro figli in un’atmosfera di festa. Purtroppo quest’anno la giornata è stata rattristata da una tragedia per la famiglia di un bambino, Jamà, che è qui da noi. Il papà e la mamma di Jamà sono andati a Maesai con la macchina del servizio pubblico. Di ritorno sono scesi all’imbocco della strada che porta al loro villaggio. Mentre il marito con in braccio il figlio più piccolo pagava per il viaggio, la donna ha attraversato la strada ed è stata investita da una macchina ed è morta sul colpo. A sera siamo andati a pregare con le ragazze dello staff. La famiglia non ha niente, ma il villaggio si è indaffarato per fare in modo che tutto si svolga per il meglio. Questa giovane donna aveva appena 38 anni, otto figli, di cui la più grande ha solo 15 anni. Quest’anno era venuta al Centro ma non era restata, pensando alla mamma con tutti i piccoli da accudire. Forse il Padre Eterno voleva prepararla a questo tragico momento in cui dovrà aiutare il papà, prendendosi la responsabilità di fratelli e sorelle come una mamma per i più piccoli. 

Il cammino del pellegrinaggio è anche questo e forse nonostante gli anni trascorsi non si è mai pronti ad affrontare tutto quello che ci viene posto sulla strada. Colgo l’occasione di dare a tutti voi il mio saluto e il saluto dei padri John Chan e Peter insieme a tutti i piccoli ospiti del Holy Family Catholic Centre; vi ringrazio per l’amicizia, il sostegno e la vostra vicinanza, vi ringrazio perché sento la vostra presenza nella mia vita di missionario. Vi auguro di vivere sempre in cammino e come ha scritto papa Francesco: «Siamo pellegrini e peregriniamo insieme. Dobbiamo imparare ad affidare il cuore a compagno di strada senza sospetti, senza diffidenze, e guardare anzitutto a quello che cerchiamo: la pace nel volto dell’unico Dio». Un fraterno abbraccio.

padre Alberto Pensa

 

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