Uno stage che lascia il segno

 

Per dieci anni, Olivier Bardon docente del liceo francese di  Kuala Lumpur (Malaysia) ha portato i suoi alunni alla missione Holy Family Catholic Centre a Ban Pong (Thailandia) durante le vacanze di febbraio per un’esperienza di solidarietà.

Alberto, Noy, Subancha, nel vostro Centro c’è l’amore e noi conosciamo il suo nome; al suo contatto tutto sembra rinascere, tutto sembra ritrovare senso, tutto sembra rifiorire, come la piccola innocenza dall’infanzia rubata, ma che
trova la forza di sorridere e di giocare! Quei pochi giorni coi vostri giovani Akha sono stati per ciascuno e ciascuna di noi un’autentica ed istruttiva lezione di vita.

I miei giovani hanno scoperto che la preghiera può essere altrettanto naturale che il gioco…e che la preghiera irriga Ban Pong.
Ricordo bene uno degli ultimi anni in cui fu fatta questa proposta: anche da noi c’è stato il “calvario” prima della “risurrezione”…
Alcuni professori, infatti,  si erano opposti al Progetto Akha e hanno cercato in ogni modo di impedirne la realizzazione a partire dalla partenza dei ragazzi verso la missione in Thailandia.
La reazione non si è fatta attendere; gli altri professori si sono adombrati sia per le ragioni sia per le modalità
di quell’attacco. I genitori hanno telefonato al preside e anche a me, per esprimere il loro appoggio al progetto, precisando che una delle ragioni per cui avevano iscritto i loro figli alla nostra scuola era proprio la speranza di poter partecipare a questo progetto e alla trasferta di una settimana in Thailandia. Ai consigli di classe, una delegazione dei genitori è ritornata alla carica. Una riunione straordinaria dei professori ha permesso agli insegnanti “contrari” di esporre il loro punto di vista, di vedere soprattutto come i loro colleghi, di cui si erano fatti maliziosamente portaparola, li disapprovavano. Veniva messo in evidenza l’impegno generoso dei giovani; il progetto li faceva uscire da una preparazione affrettata e superficiale di un esame, sterile e senza senso, e dava loro l’occasione di far emergere ciò che di meglio avevano dentro. Alcuni allievi ed ex-allievi hanno testimoniato quale bene questo progetto, negli anni precedenti  ha dato loro e del coraggio che ne era venuto per portare a termine un anno che di solito è difficile.
Anche quell’anno il Progetto Akha ne è uscito rinforzato e approvato in modo plebiscitario.
Ora “il nostro viaggio”  si è concluso, ma come ogni volta lasciamo indietro qualcosa di noi.
In tutti gli anni i  giovani sono stati sorpresi e commossi dall’addio caloroso e affettuoso dei ragazzi del Centro.
Mi pare che c’è molto più della semplice emozione, come una certezza che un’umanità di comunione e di armoniosa convivenza è possibile se è fondata sul rispetto e sul dono reciproco; che ogni essere umano merita di essere amato per quello che è e non per quello che ha, al di là della sua cultura e religione.
Meglio delle mie parole probabilmente danno il senso di tutto questo le testimonianze di alcuni miei alunni:
“Ultima notte qui…Serata d’addio terminata, dunque via a preparare i bagagli. Non avrei mai pensato di piangere e neppure di essere emozionata a tal punto. Solo pochi giorni qui con questi bambini. Avrei voluto conoscerli tutti un po‘ meglio e andare un po’ più in là del linguaggio dei segni (bisogna imparare il thai).
Tutti quei bei sorrisi, quelle mani che vi prendono, vi accarezzano, è sorprendente dapprima, poi ci si lascia prendere al gioco” (Kim).
“Questo centro mi meraviglia e coloro che l’hanno creato pure. Grazie per questa accoglienza che non avevo mai conosciuto da nessuna parte altrove. Quelle danze, quelle canzoni extra, l’entusiasmo e tutto, tutto. Noi francesi (o italiani) abbiamo parecchio da imparare. Vorremmo poter fare di più perché loro fanno molto per noi.
Non c’è un troppo di amore qui, c’è (semplicemente) Amore” (Kiki)
.
“La prima cosa che abbiamo visto al nostro risveglio sono stati i bambini che venivano verso di noi parlando akha / thaï… che lingua per degli stranieri! Per fortuna il linguaggio dei segni è universale! Molto facile adattarsi alla loro vita quotidiana (a parte il freddo!), quei bambini ci sorridevano, ci prendevano dolcemente le mani e ci conducevano là dove meglio piaceva loro. Questa settimana, corta – troppo corta! – mi ha permesso di vedere un’altra cultura asiatica e ringrazio i bambini di avermi aperto il loro universo. Questo momento della mia vita sarà indelebile… e i braccialetti ai nostri polsi sono qui per ricordarlo!” (Marlina).
“Vorrei tanto ringraziare prima di tutto il gruppo direttivo del Centro per averci ricevuti con tante attenzioni durante questa settimana magica. Tanto di cappello a padre Alberto, Noy, padre Subancha, alle ragazze pù grandi  che sia meritano un grande applauso … Non penso di poter misurare quello che abbiamo vissuto. La Thaïlandia è un Paese magnifico, oltre a questo, le parole per descrivere l’esperienza vissuta mi mancano.
La barriera della lingua non è un 
problema e semplici gesti, sguardi teneri, sono sufficienti a testimoniare un’amicizia tra i bambini e noi. Ancora mille grazie. Spero di tornare con un po’ più di tempo. E’ davvero una fortuna unica poter partecipare a un’avventura umana di tale ampiezza” (Nathalie).
Non mi resta che dire: ขอขอบคุณ Grazie!