«Anno della pandemia = anno sabbatico?»

di padre Egidio Zoia

 

Il vaccino sembra funzionare, i contagi diminuiscono e la vita riprende; preghiamo che la tregua continui fino alla scomparsa completa del morbo!

Dopo quest’anno ‘sabbatico’ di riposo forzato, di iniziative smorzate sul nascere, proviamo a farci alcune domande: cosa mi è mancato di più o addirittura ho perso, quest’anno? Cosa ho ricevuto o imparato da questa esperienza? Cosa mi propongo per il futuro? Io, per gli altri; e non: gli altri per me!

L’antica legge ebraica, ogni sette anni, prescriveva l’anno sabbatico durante il quale erano previste regole speciali come l’astensione dal lavoro dei campi per lasciarli riposare, il condono dei debiti e la liberazione degli schiavi ebraici, quasi per imitare Dio misericordioso che, dopo i sei giorni di lavoro per la creazione, il settimo si è riposato. Oggi per «anno sabbatico» in tante parti del mondo s’intende la sospensione dell’attività lavorativa, retribuita, per aggiornarsi e riqualificarsi. Dio, nella sua Sapienza provvidente, lascia l’uomo libero nel  suo agire ma non può rinunciare al fatto che la storia sia Storia di salvezza, anche se lascia all’uomo di essere autore della cronaca.

 

Dio non vuole il male, anzi fa sì che lo stesso male compiuto dall’uomo diventi occasione di bene; ecco perché l’anno pandemico può essere ‘sabbatico’, cioè causa di opere migliori, se è stato anno di silenzio fecondo e non sterile. La mancanza di relazioni dirette diventi riscoperta di gioia dello stare insieme; l’isolamento sofferto sia causa di condivisione sincera e con tutti. Ora, come gli Ebrei in quell’anno lasciavano riposare la terra, perché in mezzo alle nostre attività non trovare un pizzico di tempo da dedicare alla contemplazione del bello, alla meditazione del vero, allo stupore del nuovo? Gli Ebrei condonavano i debiti: perché non aiutare maggiormente i bisognosi, cominciando dai più vicini, senza dimenticare i senza casa, senza lavoro, chi non ha nessuno?  Lasciamo agli Stati il problema del condono internazionale, pensiamo a quello che ognuno può fare. La Legge ebraica chiedeva di liberare gli schiavi: e noi cosa intendiamo fare per liberare gli schiavi della droga, del gioco, dell’alcol? Oppure come aiutare persone a noi vicine, che sono sole, depresse, scoraggiate, malate …. magari con un semplice sorriso, con una telefonata o anche col perdere tempo per loro?

 

Se ognuno ci mettesse un poco del suo, l’anno pandemico potrebbe essere considerato provvidenziale e la società rinascerebbe con uno spirito nuovo, senza essere un semplice ritorno alla normalità!