Buon compleanno Saint Michel!

Sono dieci le candeline che spegne oggi il Centro Saint Michel, inaugurato dai padri betharramiti esattamente il 19 giugno 2010 alle porte della città di Bouar, in Repubblica Centrafricana. La struttura – diretta dal missionario italiano fratel Angelo Sala – è nata per assistere le persone in Aids e coordinare le attività di prevenzione nel territorio, anche attraverso l’uso della terapia domiciliare.

Il progetto nasce nel 2003-2004, durante il secondo anno di noviziato di fratel Angelo Sala a Monte Porzio Catone dove i padri betharramiti hanno una casa-famiglia per persone in Aids. È in quel periodo che fratel Angelo e padre Mario Longoni, fondatore dell’opera italiana, mettono a punto il progetto che nasce su un grande terreno acquistato dalla congregazione a 3 km da Bouar. «Abbiamo deciso di fare venire un’équipe dall’Italia per formare il personale, almeno per dar loro un’infarinatura del lavoro da fare – ricorda fratel Angelo – Sono dunque venuti Mario stesso, il dottor Giovanni Gaiera (infettivologo del San Raffaele di Milano), la sociologa Mariella Orsi, lo psicologo Pino Taddeo di Villa del Pino e per tre settimane hanno svolto lezioni di formazione al personale che nel frattempo avevamo individuato. Ci hanno dato insomma le basi per cominciare. Poi il progetto è stato rimesso sul tavolo per verificarlo con la gente del posto e modificato secondo i loro suggerimenti».

Oggi il Centro funziona bene, l’anno scorso ha offerto 16.108 consultazioni ed è diventato un punto di riferimento per una zona sempre più vasta, tenuto in considerazione non solo dai poveri (per via dei costi irrisori delle cure) ma anche dalle istituzioni internazionali che ne hanno apprezzato la crescente professionalità. L’assistenza del polo sanitario betharramita non si limita alla somministrazione di farmaci anti retrovirali ma si occupa di ogni aspetto della salute del malato, dalla nutrizione, all’igiene, dal lavoro alla psicologia. L’equipe sanitaria si impegna anche nella prevenzione organizzando incontri informativi e momenti di formazione nelle scuole e in città.

 

«Sinceramente – ammette fratel Angelo non pensavo che il Centro potesse arrivare a questi risultati: così tanti malati in carico, una rete di aiuti tanto estesa… Non ci siamo mai veramente resi conto di quello che abbiamo creato, solo in questi ultimi tempi c’è stato spazio per uno sguardo d’insieme più complessivo. Quando abbiamo steso il progetto iniziale pensavamo senza dubbio alla sola zona di Bouar, ma in Africa la voce gira velocemente e ci siamo trovati in realtà a servire un territorio ben più ampio. Comunque abbiamo sempre lavorato tranquilli, secondo le nostre possibilità, e solo quando enti esterni sono venuti a fare delle verifiche ci siamo accorti che avevamo qualcosa in più rispetto ad altri centri. La vita religiosa è una spinta in più in quello che fai, dà più entusiasmo, più coraggio e inventiva. È una marcia in più. Se fossi rimasto volontario non so se avrei mai intrapreso un progetto così: come laico infatti ti puoi dedicare agli altri, ma non totalmente come quando sei religioso. Ti senti più motivato, diventa la tua vocazione: la spiritualità aiuta anche ad aiutare gli altri con motivazioni diverse. È la fonte da cui tutto nasce».

 

Foto di Vittore Buzzi