Ciao padre Angelo!

Musica e liturgia: questo viene in mente ai tanti che hanno conosciuto, apprezzato e amato padre Angelo Pajno, il sacerdote betharramita scomparso questa mattina nella casa San Michele di Albavilla, dopo una rapida ma dolorosa malattia.

 

Padre Angelo aveva 88 anni, essendo nato il 5 ottobre 1931 a Dervio, sulla sponda lecchese del Lario. Su quella riva abitava infatti la famiglia, esattamente a Corenno Plinio dove il papà lavorava come sorvegliante di una centrale elettrica; e proprio per il lavoro del genitore avevano poi dovuto spostarsi a Sorico, praticamente in cima al lago, dove i Pajno (quella “j” è sempre stato un vezzo di padre Angelo…) passavano quasi per “stranieri”.

 

Eppure Angelo era rimasto affezionatissimo sia a Corenno sia a Sorico, ai suoi boschi e ai campi dove lo mandavano a pascolare le poche capre della famiglia, in genere a quelle origini lariane che per lui sono sempre state una radice di semplicità spontanea e genuinità cordiale.

 

Di lì al seminario betharramita di Colico il passo era stato breve e quasi naturale, soprattutto dopo che il papà aveva ascoltato nella chiesa del paese il sermone di un predicatore “de cartèll” (un oratore da scrivere sui manifesti, insomma): padre Giuseppe Airoldi. E proprio con quel padre Peppino il giovane padre Angelo si ritroverà dopo i canonici anni di formazione tra Colico ed Albiate e l’ordinazione sacerdotale ricevuta nel 1958 a Milano dalle mani del cardinale Montini.

 

Gli anni che hanno segnato la personalità pastorale di padre Pajno sono stati infatti certamente i 24 trascorsi nella parrocchia del Sacro Cuore a Lissone, esattamente dal 1961 al 1986. Dapprima come giovane prete incaricato della liturgia nella chiesa appena costruita appunto da padre Airoldi, poi lui stesso in qualità di terzo parroco a partire dal novembre 1973. Anni fecondi di opere, durante i quali padre Angelo si fa amare con la sua passione per la musica sacra e l’animazione della liturgia, fondando tra l’altro una “gloriosa” corale intitolata a Lorenzo Perosi, ma anche attraverso una miriade di altre umili e preziose attività – dalla distribuzione mensile del notiziario parrocchiale casa per casa all’insegnamento religioso nelle scuole locali, alla cura dei chierichetti -, scorrazzando per il quartiere su una molleggiatissima e scassata Renault 4 sempre carica di bambini. Cose quotidiane, ma che proprio per la loro costanza hanno dato un contributo non da poco alla tessitura della parrocchia e dell’intero quartiere.

 

Poi c’era stato il “balzo” di due anni a Milano, nella periferia ben più difficile del Gallaratese dove c’era anche da costruire una chiesa, e quindi nel 1988 alla Caravina per altri 8 anni di pastorale parrocchiale. Quindi a 65 anni un periodo più quieto senza responsabilità di gestione, prima ad Albiate e dal 2002 ad Albavilla. Una stagione in cui padre Pajno – senza abbandonare affatto l’amore per la musica e la liturgia – aveva riallacciato i legami con le sue origini “pastorali” (stavolta in senso proprio), magari curando l’orto della comunità e incidendo i suoi straordinari ed enigmatici bastoni colorati.

 

Sarebbe facile ora concludere che padre Angelo Pajno è andato a «celebrare la liturgia del cielo» unendosi ai «cori degli angeli»: a certa retorica dei pomposi ornamenti clericali indulgeva pure lui qualche volta; ma molti preferiranno ricordarlo per la semplicità di uomo e di prete a volte passionale ma vero. La salma di padre Angelo sarà tumulata nella cappella dei sacerdoti nel cimitero di Sorico (Como); il vicariato dei betharramiti italiani lo ricorderà in una prossima cerimonia. 

 

 

 

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