«Il creato, opera delle mani di Dio da custodire»

di padre Egidio Zoia

 

Iniziamo da questo mese una breve serie di riflessioni sul “creato” alla luce dell’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Questo tempo di pandemia, che ci auguriamo passi prestissimo, purifichi mente e cuore perché non si torni come prima. Il rispetto della madre comune ci farà conoscere il Padre di tutti e gustare i Suoi doni.

 

Una notte il profeta Davide, stanco, si sdraiò per terra e guardò il cielo: vide uno sterminato tappeto di stelle, costellazioni, galassie e la bianca via lattea e vi si immerse, estasiato per tanta bellezza. Il suo cuore si pacificò e dalle sue labbra sgorgarono, come da una sorgente, parole di lode. «O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo Nome su tutta la terra! Sopra i cieli si innalza la tua magnificenza».

 

Chi di noi non ha provato emozioni così, contemplando il cielo, almeno una volta nella vita? E chi vive in città, almeno qualche volta, non ha provato forse nostalgia per le magiche notti stellate passate a contare le stelle, in campagna o sui monti o lungo la riva del mare?

 

E forse anche in noi, come in Davide, l’immensità e la bellezza dei cieli hanno innalzato l’animo ad una Bellezza più grande da cui tutto è sgorgato, a Colui che è al di sopra di tutto perché è il Creatore di tutto.

 

Ma Davide continua in una riflessione sempre più profonda. «Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cos’è l’uomo perché te ne ricordi, il figlio dell’uomo perché te ne curi?  Eppure gli hai dato potere sulle opere delle tue mani; tutto hai posto sotto i suoi piedi, i greggi, gli armenti, tutte le bestie della campagna, gli uccelli del cielo e i pesci del mare che percorrono le vie del mare».

 

Sì, in questo immenso universo una piccola creatura, l’uomo, ha avuto in dono le opere del Creatore. E proprio perché opera delle Sue mani esse non sono una preda di cui appropriarsi, ma un dono prezioso da governare e custodire per il bene di tutti.

 

Cosa direbbe Davide adesso di fronte al creato così ferito e depredato dall’opera sconsiderata dell’uomo ‘fatto poco meno degli angeli?’ Forse ripeterebbe il Salmo 50, chiedendo perdono anche per questo peccato dell’umanità irresponsabile.

 

Ma noi, uomini del terzo millennio, saremo capaci di tornare indietro dallo sfrenato sfruttamento della terra per restituire ossigeno all’atmosfera inquinata, acqua pulita ai fiumi e ai mari pieni di veleni e plastiche, mitezza al clima surriscaldato?

 

Potremo ritornare a cantare in armonia con il creato e tra noi: «O Signore nostro Dio, quanto è grande il tuo Nome su tutta la terra!».