Le comunità betharramite riflettono sulla gioia

Ogni anno, a partire dall’ultimo capitolo generale, la congregazione propone un tema di riflessione. Quello di quest’anno è “Uscire per condividere la stessa gioia”. Da questo spunto la Regione San Michele ha elaborato una sua proposta di animazione: un foglio con domande, preghiere e testi tratti dagli scritti del fondatore proprio per favorire la riflessione sul tema dell’anno nelle varie comunità, nei gruppi e nelle riunioni che si terranno in tutti i Vicariati. Padre Ennio Bianchi della comunità di Castellazzo di Bollate ha voluto consegnare ai confratelli del Vicariato d’Italia alcune domande preliminari che spera possano essere d’aiuto per stimolare ulteriormente l’approfondimento del tema. Scrive il padre:

 

La recente Proposta di animazione mi sembra molto interessante e attuale: richiama noi religiosi betharramiti alla sostanza del nostro essere (l’eccomi) e alla sua manifestazione nella vita quotidiana. Ci richiama a interrogarci sulla felicità della nostra vita religiosa, personale e comunitaria. Però mi permetto di fare alcune domande prima di entrare nelle nostre discussioni comunitarie.

 

Che cos’è la felicità? – in che cosa consiste? – come la percepisco?

Felicità: è essere – di fatto – non coinvolto da alcuni problemi dell’oggi? – È vivere nella “tranquillità” della comunità, dove certi problemi di vita “quotidiana” non ci toccano e quindi non ci interessano?

Felicità: è sapere di essere perché preti e religiosi oggetto di particolari attenzioni da parte della gente e di avere sempre aiuti?

Felicità: è essere “certi” di possedere verità e sicuri indirizzi di vita per noi e gli altri, perché “leggiamo” la Parola di Dio?

Felicità: è essere certi che non ci mancherà un pezzo di pane? – Nella “dorata” vita della quotidianità?

Felicità: è ubbidire senza “risposte” ad una autorità paternalistica? –  Con dei “sì” passivi, per non avere “grane” se si discute? – È non cercare una obbedienza più matura e responsabile?

Felicità: è non partecipare con idee contrarie (da discutere, ovviamente) ai progetti di rinnovamento e di futuro della comunità?  Perché soddisfatti dell’esistente?

Felicità: è non intervenire attivamente nei processi decisionale della comunità? 

Felicità: quindi meglio il silenzio, la tranquillità ed accettare, pur riservandosi poi una “libertà” di partecipazione e di vita comunitaria?

Vorrei terminare queste mie riflessioni con un verso di una preghiera: vogliamo la gioia profonda dell’anima.

Gioia che nasce e si mantiene vivendo la vera felicità.