Makila: san Michele e la spiritualità missionaria

di Ennio Bianchi

 

Abbiamo più volte rilevato che il nostro tempo (come tutta la nostra storia “cristiana”)  ha bisogno di una “spiritualità di incarnazione” per essere “nel mondo” e “per il mondo”. È  la spiritualità che viene delineata dalla dottrina betharramita, radicata nell’ “Eccomi”  e nell’offerta del Cuore di Cristo per tutta l’umanità.

La “spiritualità di incarnazione” è – in sintesi – una spiritualità missionaria:

spiritualità dell’annuncio: dire “missione” è dire “evangelizzazione”, “proposta”, “essere sulle strade del mondo”, con lo stesso slancio del Verbo incarnato, ripeteva San Michele.

Cristo ci ha affidato “la continuazione” della diffusione del suo Regno. Il nostro Fondatore diceva: “utili a Dio” per essere “utili agli uomini”.

spiritualità evangelica: l’annuncio deve sempre mettere al centro Cristo, la sua figura di Salvatore e la sua Parola.  Questo è l’essenziale della missione e della spiritualità.

San Michele non riteneva possibile una vita di apostolato che non si radicasse nella Parola di Dio, nella preghiera, nell’Eucaristia.

La meditazione della Parola di Dio era una meditazione quotidiana per San Michele e i suoi scritti ne riportano citazioni quasi in ogni pagina, quale base per la verità e la forza delle argomentazioni.

spiritualità dell’offerta:  la spiritualità missionaria ci dice di seguire Cristo per essere cooperatori dell’edificazione del Regno di Dio e questo invito – ci raccomanda San Michele – ci deve affascinare, perché è l’ Amore che ci chiama.

Una voce che si deve lasciare risuonare nella profondità dell’anima, per stimolarla e avviarla sulle strade dell’annuncio.

spiritualità del quotidiano: l’offerta deve essere di ogni giorno e in ogni circostanza della vita.

Dio non si rivela soltanto nei momenti “alti”, ma anche nella quotidianità, nelle occupazioni ordinarie della nostra esistenza. Non ci sono per Dio momenti “speciali” ed esclusivi.

spiritualità del servizio: la “spiritualità missionariaè al servizio di Cristo e delle persone:  San Michele definiva  “ausiliari” gli annunciatori del Vangelo. E tutti possiamo essere al servizio della Storia dell’Incarnazione. Perché – diceva – “non sono le grandi cose che facciamo che contano davanti a Dio, ma il grande amore con cui le facciamo”.

Tutta la vita cristiana deve essere servizio di Cristo, nella sua Chiesa.

È  un dinamismo che ripete – nella storia – quello del Verbo incarnato.

 

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