Quella perduta Madonna di Bétharram

Tra le tante rappresentazioni della Madonna del Bel Ramo – che si ricorda proprio il 28 luglio, data in cui la statua della Vergine patrona di Bétharram è stata incoronata da parte di papa Pio X nell’anno 1912 – ce n’è una che non ammireremo più. Si tratta della pala d’altare tratteggiata dall’artista Virginia Frisoni nell’unica chiesa italiana mai costruita dai padri betharramiti: la parrocchia Sacro Cuore di Gesù a Lissone. Oltre alla realizzazione delle vetrate lungo il matroneo, infatti, alla giovane pittrice era stata affidata pure la decorazione della cappelle laterali che i sacerdoti avevano voluto dedicate a santi cari alla congregazione. In quel progetto una cappella – collocata nella navata sinistra della chiesa – era riservata proprio alla Vergine del Bel Ramo: la Frisoni la rappresentò vestita d’azzurro in un ambiente con volte a tutto sesto, naturalmente seduta in trono con in braccio il bambino e ai piedi un ramo, in un’iconografia identica a quella della Madonna in marmo bianco commissionata dallo stesso san Michele al pittore Alexandre Renoir e ancora oggi visibile a Bétharram. Attenzione però: i fedeli che oggi volessero dire una preghiera di fronte alla versione lissonese della Vergine, resterebbero delusi. Quell’immagine – di cui resta solo la fotografia in bianco e nero che vi proponiamo – è andata a fuoco agli inizi degli anni Ottanta per colpa di un cero mal posizionato ed è oggi sostituita da un mosaico di padre Francesco Radaelli. Nella storia di Bétharram, d’altronde, questa non è l’unica Madonna «perduta»: mai ritrovata fu pure la prima statua del Bel Ramo, venerata sui Pirenei già nel Cinquecento e alla quale è stato attribuito proprio il miracolo del salvataggio di una fanciulla dalle acque del Gave, l’episodio che alla Madonna basca ha attribuito l’appellativo.