Salta su una mina la jeep di p. Arialdo

Un grave incidente ha coinvolto ieri il padre betharramita Arialdo Urbani. La jeep del missionario che opera nel villaggio di Niem, nel nord ovest della Repubblica Centrafricana, è saltata su una mina posizionata a bordo di una strada poco lontano dalla missione dove il religioso risiede dal 1986.

 

Ieri mattina padre Arialdo stava tornando a casa a bordo della sua jeep, dopo aver fatto visita alla scuola di villaggio di Service Kollo, una delle tante che ha fondato in trent’anni di attività in questo pezzo di Africa. Ad appena sei chilometri dall’arrivo a destinazione, la ruota posteriore del fuoristrada è incappata in una mina gettando il mezzo contro gli alberi dall’altro lato della pista carrabile.

 

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I soccorsi sono arrivati velocemente dallo stesso ospedale di Niem, fondato e gestito dai padri betharramiti, dove si è sentito il boato derivante dallo scoppio. Padre Arialdo – che era alla guida della jeep – è illeso: ha preso un forte colpo, è dolorante e oggi in attesa di nuove valutazioni mediche. Anche il collaboratore centrafricano che lo aveva accompagnato nella visita alla scuola è lievemente ferito. Nell’incidente ha invece perso la vita una terza persona, un uomo che aveva trovato posto nel cassone posteriore della jeep appena qualche chilometro prima, quando aveva chiesto un passaggio a padre Arialdo per raggiungere l’ospedale di Niem e far visita a una conoscente.

 

La vicenda è particolarmente grave perché mai in passato, nonostante le tante guerre civili che hanno attraversato il Paese e che i padri betharramiti hanno visto da vicino, si erano riscontrati incidenti con le mine. Gli ordigni esplosivi sarebbero invece una nuova arma d’attacco utilizzata dai ribelli per rallentare l’avanzata dell’esercito regolare che, sostenuto dalle milizie russe, sta provando a mettere fuori gioco i vari gruppi di ribelli che dal 2013 controllano il territorio. Negli ultimi mesi l’esercito regolare ha ripristinato la circolazione sulla strada da Bouar a Bangui, particolarmente importante per il passaggio delle merci; le milizie governative hanno poi installato presidi in vari villaggi tra cui Niem. A seguito di queste operazioni, i ribelli – che in questa zona si sono fusi nella cosiddetta Coalition des Patriotes pour le Changement (CPC) vengono messi in fuga. Ma il successo è quantomai temporaneo: uscendo dalla boscaglia dove trovano rifugio, i ribelli finiscono per fare incursioni nei villaggi per saccheggiarli (è successo anche a Niem poche settimane fa) facendo scappare la popolazione.  Inoltre installano mine sulla strada per fermare l’esercito nazionale e le milizie russe che, a differenza dei ribelli, non conoscono il territorio e per spostarsi usano esclusivamente le vie principali.

 

Saputo dell’incidente, il Cardinale Nzapalainga ha subito mandato un messaggio al vescovo della diocesi di Bouar dicendosi vicino alla famiglia dell’uomo ucciso e ai missionari coinvolti e ha espresso preoccupazione per una situazione che purtroppo si continua ad aggravare.

 

Foto di Vittore Buzzi