San Giuseppe e padre Etchécopar

di padre Alessandro Paniga

 

Oggi si celebra la solennità di san Giuseppe. Papa Pio IX lo dichiarò patrono della Chiesa universale l’8 dicembre 1870 e significativamente, 150 anni dopo quella proclamazione, papa Francesco ha dedicato a questa figura la Lettera apostolica “Patris corde”. In quest’anno dedicato a san Giuseppe ognuno di noi ha il compito e il dovere di invocare la sua intercessione e di imitarne i suoi esempi. È quanto fece anche padre Augusto Etchécopar, considerato «il secondo fondatore» della congregazione betharramita e attualmente in via di beatificazione.

 

Proprio padre Etchécopar ha voluto che san Giuseppe diventasse patrono speciale della nostra famiglia religiosa. L’ha dichiarato  padre Giovanni M. Lacau nella sua testimonianza in vista della beatificazione del nostro Servo di Dio: «È stato lui a donarci san Giuseppe come patrono della Congregazione; ha voluto far mettere nelle Costituzioni questo semplice articolo: “Si avrà un amore di predilezione per san Giuseppe”. Di san Giuseppe – continua il testimone – padre  Etchécopar imitava soprattutto l’umiltà, l’obbedienza e l’amore per il lavoro».

 

P. Augusto Etchécopar aveva un debole per san Giuseppe perché sapeva che da lui poteva ottenere tante grazie per sé e per la congregazione. Padre Pietro Fernessole testimonia per esempio: «P. Etchécopar ebbe un culto particolare di ammirazione e di tenerezza per san Giuseppe. Nel leggere diversi passaggi della sua corrispondenza o delle note intime, si ha l’impressione che avesse ottenuto numerosi favori straordinari per l’intercessione di questo grande santo. Ne parlava con un affetto molto significativo… Voleva inculcare in tutti i suoi questa devozione». E padre Francesco Carrére scrive: «A san Giuseppe raccomandava le cause disperate, le opere dell’Istituto di cui diverse erano sotto il suo patrocinio, i malati e i peccatori. Il nome di san Giuseppe era spesso sulle sue labbra e sotto la sua penna; faceva celebrare la sua festa alla pari con quelle di Maria».

 

Dalle testimonianze di qualche confratello sembra persino che padre Etchécopar avesse avuto la visione di san Giuseppe. Come riporta padre Ludovico Pambrun: «Era molto devoto a san Giuseppe. Ho sentito dire che un giorno nella festa di san Giuseppe a Betlemme la sua gioia era così traboccante che si credette avesse realmente visto san Giuseppe». Il fatto è ribadito anche da padre Giovanni Bergez che racconta: «Aveva un’ardente devozione per san Giuseppe, e questa devozione negli ultimi anni della sua vita divenne una vera passione. Questo ardore traboccava dai suoi sermoni tanto che, quando predicò alle suore carmelitane di Betlemme, lo fece con tale ardore che temette di aver esagerato nell’elogio di san Giuseppe. Me lo confidò. Io lo rassicurai. Nel vederlo celebrare la santa Messa quel giorno mi convinsi che avesse ricevuto nella santa Comunione e nel ringraziamento un qualche particolare favore per intercessione del santo. Uno dei nostri Padri mi chiese se quel giorno san Giuseppe non gli fosse apparso realmente». Padre Ippolito Paillas aggiunge: «P. Etchécopar era solito associare san Giuseppe alla devozione alla Vergine Maria. Sentendosi indegno di presentarsi ad una Madre così grande e santa, supplicava san Giuseppe di presentarlo alla sua divina Sposa… E una preghiera che gli era familiare era questa: “Cuore di san Giuseppe, avvinto dal dolore, ti chiedo di guarirmi e di presentarmi al Cuore di Maria. Cuore di Maria, cuore perennemente materno, esercita sempre, te ne supplico, nei miei riguardi, l’esercizio di quella maternità che ti conferì Gesù dall’alto della croce, e presentami al suo divin Cuore”. E ancora: “Eccomi, o Padre, o Gesù, o Maria, o Giuseppe, senza ritardo, senza riserva, senza rimpianto, per amore vostro!”».

 

 

Immagine: Virginia Frisoni e Luisa Marzatico, San Giuseppe. Olio su tela, Parrocchia Sacro Cuore di Gesù (Lissone)