«Siamo chiamati non come semplici funzionari»

Parla di San Michele l’editoriale di maggio scritto dal superiore generale sulle colonne del notiziario Nef. Scrive padre Gustavo Agìn: «Come discepoli missionari – come pastori e non come semplici funzionari – siamo chiamati a prolungare un generoso impulso, a farlo risuonare in ogni cuore, in ogni “posizione” in cui siamo stati inviati perché si compia l’evento di una nuova Pentecoste. Il nostro obiettivo è quello di lavorare per la propria santificazione e per quella degli altri. Non è un tentativo individualistico su un “terreno neutrale”. È frutto di un mandato della Chiesa ed è una risposta alle invocazioni di un’umanità che soffre e attende. Quando un uomo soffre e si lamenta, il cuore di Dio soffre e si lamenta. E un buon betharramita dovrebbe essere disposto a soffrire con lui. In un mondo sempre più complesso, in cui i poveri vivono una lunga attesa di giustizia che nobiliti la loro vita; in un mondo freddo in cui molti giovani, bambini, anziani, intere famiglie non crescono più al riparo del messaggio d’Amore di Gesù che libera da ogni schiavitù; in un mondo così bisognoso di testimoni dello Spirito Santo, di cuori dilatati dalla Parola di Dio, noi Betharramiti, consacrati per guarire, troveremo sempre – come San Michele – un luogo dove essere inviati per servire, obbedendo per amore, anche quando altri si dovessero rifiutare di accettare la sfida».