Violenze sulle elezioni centrafricane

Sono giorni di fuoco per la Repubblica Centrafricana che si sta preparando alle elezioni presidenziali previste per domenica 27 dicembre.

Lo scorso fine settimana, infatti,  diversi gruppi – tra cui i Seleka e gli anti-balaka, i due contendenti della guerra civile scoppiata nel 2013 – hanno ripreso in mano le armi e si sono uniti in un’unica formazione chiamata “Coalizione dei patrioti per il cambiamento” (Cpc) e organizzata in funzione anti governativa. In alcune zone del Paese, soprattutto nella parte occidentale nei pressi della città di Bouar dove i padri betharramiti hanno una missione, ci sono già stati scontri tra questi ribelli e le milizie del governo centrafricane appoggiate da miliziani russi.

«La coalizione – scrive il sito Corbeaunews – di gruppi armati, alcuni dei quali rivali tra loro e con interessi differenti, sembra aver trovato un terreno d’intesa per perseguire i propri obiettivi. Alcuni potrebbero cogliere l’opportunità per negoziare, grazie a un nuovo rapporto di forze, altri potrebbero avere intenzione più bellicose».

Alcuni pensano anche che dietro agli scontri armati di questi giorni possa esserci l’ex presidente François Bozizé, deposto sette anni fa proprio dai gruppi ribelli: la candidatura di Bosisé alle elezioni di domani, infatti, un paio di settimane è stata respinta alla luce del mandato di arresto internazionale e delle sanzioni imposte dal Consiglio di sicurezza Onu che pendono sull’ex presidente.

In queste condizioni di violenza alcuni hanno chiesto il rinvio delle elezioni che invece restano programmate per domani. In corsa per il ruolo di presidente ci sono 17 candidati, tra cui due ex primi ministri e il presidente uscente Faustin Archange Touadera che è il favorito.. Le elezioni serviranno anche per eleggere i 140 deputati dell’Assemblea nazionale, l’unica camera del Parlamento operativa in attesa che il Senato – previsto dalla nuova Costituzione del 2016 – venga istituito.