“Volevo essere un religioso di Bétharram!” Fratel Salomon racconta il suo incontro con il Signore e i preti del Sacro Cuore

«Agisci, Signore, per amore del tuo nome!»

Questa preghiera di abbandono del profeta Geremia (capitolo 14, versetto 7) resta la convinzione spirituale più forte che abbia mai sperimentato. E per una buona ragione: la storia della mia vocazione è un segno evidente della misericordia di Dio, tanto che posso affermare, sulle orme di un altro profeta: «Il Signore mi prese, mi chiamò mentre seguivo il gregge. Il Signore mi disse: va’, profetizza al mio popolo Israele» (Amos 7,15).

Proveniente da una famiglia cristiana, fui iniziato alla pratica religiosa fin dalla tenera età. Sognavo di diventare militare. Grande fu la mia sorpresa quando i miei genitori mi indirizzarono verso il seminario minore, invece che alla scuola militare preparatoria tecnica. Fu una delusione, tanto più che non ero affatto attratto dalla vita religiosa e sacerdotale. Tuttavia, una volta entrato nel seminario minore, la vicinanza con i sacerdoti mi fece scoprire un ambiente per il quale, poco a poco, cominciai a provare passione. Ero particolarmente attento ai loro gesti e comportamenti durante le celebrazioni eucaristiche, al punto da sentire nascere in me il desiderio di fare come loro. Col tempo, la scoperta delle mie capacità intellettuali mi fece coltivare altre ambizioni, più attraenti per l’adolescente che ero diventato: essere ricco, avere belle macchine, una grande casa, una splendida moglie, dei figli… Ma Dio aveva un progetto di felicità per me, e trovava sempre il modo di riportarmi sulla strada giusta. Le sue vie non sono forse imperscrutabili?

In seconda media, vissi una prova che mi sconvolse, lasciandomi con il sentimento di non essere sostenuto dai miei genitori. Fu allora che l’incontro con il sacerdote della mia parrocchia d’origine – che mi seguiva e mi stimava – mi fece scoprire qualcosa di inedito: la tenerezza e la misericordia di Dio. Era un padre di Bétharram. Ricordo ancora le sue parole e i suoi gesti, privi di ogni giudizio, mentre mio padre gli parlava di quella vicenda. In quel momento difficile, il suo orecchio attento, la qualità dell’ascolto e la sua disponibilità mi aiutarono a rialzarmi e a ritrovare l’unità interiore. Da quel momento, volli saperne di più su quel sacerdote, così diverso da quelli che frequentavo nel seminario minore, e sui suoi fratelli di comunità. Cosa poteva esserci di speciale in loro? Così cominciai ad avvicinarmi di più a loro, cercando di conoscerli meglio. Apprezzavo la vita fraterna che conducevano, senza distinzione tra giovani in formazione e religiosi – fratelli o sacerdoti –, fianco a fianco nel servizio, nel dialogo…

La mia motivazione vocazionale crebbe sempre di più: volevo essere un religioso-sacerdote di Bétharram per far risplendere il volto misericordioso di Dio e aiutare altre persone a rialzarsi dagli abissi più profondi.

fratel Salomon Bandama

 

CONDIVIDI:

Facebook
Email